N O T E B I O G R A F I C H E
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Siamo abituati a chiamarlo con il semplice e breve nome di Totò, ma il vero nome del Principe della risata è Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. Nasce il 15 febbraio 1898 a Napoli (rione Sanità), figlio di Anna Clemente e Giuseppe De Curtis. La relazione tra Anna e Giuseppe iniziò quando Anna era giovanissima, infatti, a soli diciassette anni diede alla luce Antonio ma Giuseppe, di famiglia nobile, volendo evitare scandali non riconobbe la paternità del bambino: solo negli anni ’20 regolarizzò la sua situazione e sposò Anna riconoscendo il piccolo come suo. Donna molto religiosa, Anna, desiderava che suo figlio diventasse sacerdote, diceva spesso: “Meglio ‘nu figlio prevete ca ‘nu figlio artista” ma Antonio fin da piccolo mostrò una spiccata vocazione artistica e deluse le aspettative della madre che comunque fu proprio colei che gli diede il nome d’arte Totò. Intorno al 1913, ancora giovanissimo, cominciò a esibirsi nei teatrini napoletani, interpretando macchiette e parodie sotto lo pseudonimo di Clerment. Durante la Prima Guerra Mondiale, fu arruolato nel Regio Esercito. Dopo il congedo, si dedicò al varietà, genere teatrale che gli permetteva di esprimere al meglio la sua comicità fisica e verbale. Fu scritturato da Eduardo D’Acierno e ottenne i primi successi con la macchietta Il bel Ciccillo. Il vero trampolino di lancio fu però il Teatro Ambra Jovinelli, dove il titolare Giuseppe Jovinelli credette nel suo talento. Totò si esibì con tre macchiette: Il bel Ciccillo, Vipera e Il Paraguay, conquistando il pubblico e firmando il suo primo contratto importante. Questi esordi, segnati da sacrifici e piccoli trionfi, furono fondamentali per costruire la “maschera” comica che lo avrebbe reso immortale.
Tentò di entrare nel mondo del cinema negli anni ’30, ma i vari progetti sfumarono. Proprio nell’anno 1930 un tragico evento colpì sentimentalmente Totò. Aveva vissuto in quel periodo una relazione tormentata con Liliana Castagnola, cantante e soubrette, che ossessionata dalla gelosia e colpita da una brutta depressione si suicidò ingerendo un tubetto di sonniferi. Questo fatto colpì l’attore così profondamente da voler chiamare sua figlia Liliana che nacque nel 1933 dall’unione con Diana Bandini Rogliani, che Totò aveva incontrato in tournée e sposò nel 1935. Anche questa storia però non ebbe un lieto fine, a causa della gelosia di lui. Totò ebbe un’altra donna che incontrò nel 1952, Franca Baldini, e che rimase accanto a lui sino alla morte. Ebbero un figlio, Massenzio, ma morì poche ore dopo la nascita. Nonostante la sua vita sentimentale disordinata Totò dichiarò sempre la propria fede in Cristo e la sua appartenenza alla Chiesa cattolica.
Il debutto sul grande schermo avvenne nel 1937 con il film Fermo con le mani, diretto da Gero Zambuto. Dopo il debutto del ‘37, recita in Animali pazzi (1939), San Giovanni decollato (1940) e L’allegro fantasma (1941). Il vero successo arriva con Guardie e ladri (1951) e Totò a colori (1952), il primo film italiano girato interamente a colori
Nel corso della sua carriera ha recitato in oltre 90 film, collaborando con registi come Mario Monicelli, Steno, Camillo Mastrocinque e Pier Paolo Pasolini che lo dirige in Uccellacci e uccellini (1966), mostrando il suo lato più poetico e drammatico
Oltre al cinema, Totò fu anche poeta e paroliere: sua è la celebre canzone Malafemmena e la poesia ’A livella, che riflette il suo lato malinconico e filosofico.
I suoi ultimi anni furono difficili a causa dei gravi problemi di salute e della sopravvenuta cecità, anche il dolore del matrimonio di sua figlia avvenuto senza il suo consenso lo ferì profondamente, d’altra parte era sempre stato un padre protettivo, tanto che non volle che frequentasse la scuola pubblica.
Fu colpito da un infarto dopo una lunga agonia e morì il 15 aprile 1967 alle 3:35 del mattino nella sua casa di Roma. Le sue ultime parole alla figlia Liliana furono: “Ricordatevi che sono cattolico apostolico romano”.





