La donna nella Chiesa

La donna nella Chiesa

Le donne nella cultura cattolica

hanno saputo influenzare la società

conquistando spazi di libertà

Fonte: www.religionenlibertad.com

Giulia Galeotti, giornalista e storica, e Lucetta Scaraffia, docente di Storia ed esperta anche di Bioetica, hanno collaborato al libro «La Chiesa delle donne» (editrice Città Nuova). Questo libro di 140 pagine include:

– una breve rassegna del ruolo storico delle donne nelle entità e nelle strutture cattoliche;

– un’esposizione di figure femminili nella cultura biblica (il femminile in Dio, che ha creato gli esseri umani in due forme, uomini e donne; Dio come Sapienza, figure bibliche come Agar, Maria, Maddalena)

 – e un’intervista approfondita a Scaraffia, intellettuale convertita al cattolicesimo da una famiglia della Massoneria, la sinistra radicale e un’esperienza di comunità “hippy”.

 Galeotti è in grado di mostrare ampiezza di visione storica presentando in relativamente poche pagine l’influenza liberatrice del cristianesimo sulla storia della donna in 8 aree:

 

1. Uomini e donne, con la stessa dignità spirituale

Con Gesù, che parlava e mangiava con le donne e lodava la loro fede e predicava anche a loro, il cristianesimo stabilisce un modello che san Paolo spiega nel suo famoso testo ai galati: “Tutti voi che siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Non c’è ebreo o greco; non c’è schiavo o libero; non c’è uomo o donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

Uomini e donne sono battezzati allo stesso modo, si confessano allo stesso modo, ricevono i sacramenti allo stesso modo.  C’è una radicale uguaglianza nell’eterno e nello spirituale, e quindi nella dignità personale.  Questo non era il caso di molte altre religioni dell’antichità o di quelle di oggi.

 

2. Il matrimonio cristiano eguaglia uomini e donne

Nelle culture pagane, la promiscuità sessuale del marito (con schiavi, prostitute o amanti) era perfettamente accettata. Quella della moglie, non così tanto. Il cristianesimo crea qualcos’altro: un matrimonio senza promiscuità per nessuno dei due, esigendo sia l’esclusività che la fedeltà. “Per molto tempo il diritto canonico è stato l’unico che ha messo l’adulterio maschile e femminile sullo stesso piano.  […] Era una lettura inimmaginabile per le autorità secolari. Bisogna ricordare che in Italia la legge civile che stabilisce pene diverse per l’adulterio non è stata abrogata dalla Corte Costituzionale fino al 1968″.

 

3. Il matrimonio indissolubile difende le donne

“Sostenendo l’indissolubilità delle nozze, il cristianesimo – l’unica tra le grandi religioni monoteiste a proclamare la monogamia, che significa proteggere il coniuge più debole – ha efficacemente protetto le donne dall’essere ripudiate per sterilità o adulterio”.

In una cultura pagana che valorizza le donne vergini, quale futuro può avere una donna ripudiata ed espulsa? Ma i tribunali ecclesiastici hanno sempre difeso il vincolo delle mogli e impedito i ripudi. Anche nel XVI secolo l’anglicanesimo nasce come imposizione di un re tirannico, Enrico VIII, che vuole fuggire dal matrimonio indissolubile, che difendeva i diritti della regina.

 

4. Il cristianesimo istituisce il padre affettuoso e con doveri

Per i pagani, i genitori (maschi) avevano il diritto di uccidere i loro figli o figlie. Una madre non poteva difendere i suoi figli o le sue figlie.

Il cristianesimo ha impedito e combattuto questo diritto: nel Medioevo nessun paese cristianizzato ha riconosciuto questo diritto di uccidere i bambini e sebbene alcuni popoli abbiano continuato a praticarlo, la Chiesa si è sforzata di sradicarlo. “Il diritto canonico ha stabilito anche un altro principio fondamentale, secondo il quale ogni bambino – legittimo, illegittimo, frutto di adulterio o incesto – aveva il diritto di essere nutrito dal padre, convertendosi in un dovere preciso il provvedere ai figli indipendentemente dalla loro origine”. Giulia Galeotti ha approfondito questi temi nel suo libro “In cerca del padre” e sottolinea le norme canoniche che hanno fatto sì che i chierici provvedessero ai loro figli illegittimi, e anche le norme per difendere i diritti di eredità delle bambine.

 

5. Monachesimo: donne istruite, un percorso diverso da quello della maternità

Le donne cristiane potevano scegliere una vita al di fuori del ciclo della gravidanza e del parto: la vita monastica e consacrata. Le donne povere in queste comunità potevano imparare a leggere, scrivere e ottenere una cultura, cosa impossibile per le donne povere nelle culture non cristiane.

Come scrisse la studiosa americana Emily James Putnam nel 1910, “nessuna istituzione ha mai concesso alle donne le possibilità di riconoscimento di cui godevano nel convento“.

 

6. Badesse: donne con giurisdizione temporale e spirituale

A partire dall’XI secolo, “le badesse esercitavano poteri simili a quelli del vescovo: godevano di una giurisdizione spirituale e temporale molto ampia, sia nel monastero che nel territorio circostante; giudicavano nelle cause ecclesiastiche, concedevano ai sacerdoti il diritto di predicare e confessare; conferivano cariche ecclesiastiche, in molti casi dirigevano monasteri doppi, con sezione femminile e maschile”.

Alla fine del XII secolo persero parte di questi poteri, ma avevano già forgiato parte dell’Occidente.

 

7. Donne forti rivendicative

Giulia Galeotti fornisce esempi di donne cattoliche che hanno aperto nuovi spazi per le donne in Occidente.

Chiara d’Assisi strappò a Papa Gregorio XI il “privilegio della povertà”, affinché le Clarisse, come i francescani, entrassero in una straordinaria eccezione al diritto canonico: “non poter essere costrette da nessuno a ricevere beni”, raggiungendo la perfezione radicale nella povertà.

Caterina da Siena, malaticcia e fragile, nel XIV secolo prese la parola e scrisse contro lo scisma nella Chiesa e chiese al Papa, sfollato ad Avignone, di tornare a Roma.

Teresa di Gesù, nel XVI secolo, rinnovò la spiritualità cristiana e l’organizzazione monastica, in rete con altri riformatori.

In Italia, nell’Ottocento, Teresa Eustochio Verzeri ottenne non solo l’autonomia economica per le sue congregazioni, ma ebbe anche una superiora generale indipendente dagli uomini che centralizzò questa autonomia.

 

8. Imprenditori che gestiscono denaro e aziende

Nell’Ottocento ci fu un “boom” di fondatori e imprenditori cattolici che lanciarono infiniti orfanotrofi, ospedali, scuole e iniziative, in Europa, in America e nelle missioni.

“Le fondatrici furono, tra l’altro, le prime donne a gestire da sole e con successo ingenti somme di denaro, ad affrontare attivamente nuovi equilibri sociali, e a viaggiare, accettando di raggiungere zone ancora sconosciute“, come si vede nel caso di molti missionari. In questo secolo c’è un’altra novità: se nei secoli precedenti era necessario che famiglie ricche o re finanziassero con grandi donazioni la creazione di nuovi monasteri, nell’ Ottocento le donne creavano congregazioni con un capitale iniziale quasi nessun o inesistente, e imparavano ad ottenere risorse e ottimizzarle.

Molte fondatrici provenivano da famiglie borghesi e aree industrializzate e sapevano essere buone amministratrici già prima di entrare nella religione.  Formeranno le loro sorelle per essere presidi di scuole, ospedali e orfanotrofi.

Santa Francesca Saverio Cabrini, che ha lavorato con gli immigrati negli Stati Uniti nel XIX secolo, è un’imprenditrice modello come commenta Giulia Galeotti; il suo corpo è venerato a Washington Heights, New York.

La rottura è arrivata con la rivoluzione sessuale

Per Giulia Galeotti, le donne e la Chiesa furono alleate per molti secoli, per civilizzare il mondo, fino a quando negli anni ’50 del Novecento, in Occidente, le campagne si spopolarono e negli anni ’60 arrivò la Rivoluzione sessuale, la contraccezione e il divorzio generalizzato, con valori individualistici che minarono la famiglia e la comunità. L’autrice ritiene che nel XXI secolo
possano esserci nuove alleanze tra un certo femminismo e la Chiesa cattolica, in campi “come l’aborto, la fecondazione eterologa, la maternità surrogata e l’ideologia di genere”, in cui ci sono stati “punti essenziali di convergenza tra posizioni cattoliche e posizioni laiche”. Così,
parte del femminismo coincide con il cattolicesimo nell’opporsi alle basi dell’ideologia di genere cosa che “significa rifiutare una visione che cerca di liberare le donne liberandole dalla femminilità, privandole delle loro caratteristiche naturali che le rendono non inferiori ma solo diverse dagli uomini”. In questa linea di resistenza all’ideologia di genere ci sarebbe la filosofa laica francese Sylviane Agacinski.

La Chiesa delle Donne è un libro abbastanza ampio considerando gli argomenti che tratta in dettaglio ma agilità in sole 140 pagine e vale la pena andare ad esso per diffondere un discorso alternativo al femminismo del confronto prevalente oggi in ambito politico e accademico.

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