Strategie per educare l’attenzione dei figli

E ottenere bambini concentrati

Fonte: www.abc.es / Autore: Carlota Fominaya 

«Non ci rendiamo conto, però il mondo nel quale viviamo ci porta a che il bambino sta in salone con il tablet e vedendo la televisione alle volte, sentendo piangere la sorellina, un genitore che parla al telefono, e l’altro che da ordini… A qualcuno suona questa situazione? Dunque, ciò che sta accadendo in realtà è che questo tipo di circostanze porta il bambino ad alloggiare l’informazione in una parte sbagliata del cervello: nello striato, al posto dell’ippocampo. E che quando il bambino cerca di recuperare questa informazione non la trova, perché non si trova dove dovrebbe. E alla fine arriva a dire: non mi sono accorto di nulla». Questo ritratto di una normale serata di qualsiasi casa è ciò che utilizza María de Hontanares López, professoressa del Master in Neuropsicologia dell’ Università Internazionale de La Rioja (UNIR), per spiegare come può essere pregiudiziale la iper-stimolazione e la multitarea per il cervello di un bambino.

«Dopo di che si sente molti genitori commentare quanto sia difficile educare l’attenzione. No. Ciò che è difficile è educare a mantenere l’attenzione in una sola cosa, ottenere che il piccolo sappia controllare questi stimoli che gli arrivano e possa selezionare quali sì e quali no». Allora, come possiamo educare da casa l’attenzione in un mondo multitarea? Come procurare che i bambini si concentrino in ciò che devono fare in ogni momento? Queste sono le strategie che propone l’esperta dell’UNIR per educare la concentrazione dal nostro focolare:

1) Che i bambini abbiano la LORO zona di studio. Sarebbe interessante che fossero il bambino con il papà coloro che designano questa zona. Un tavolo abbastanza grandotto, che abbia spazio, dove non ci sia rumore, luce naturale. Si deve procurare che non abbia a portata di mano distrazioni come tablet, giochini… se li togliamo dalla sua visuale, meglio.

2) È molto importante per la famiglia che abbia, sempre che sia possibile, contatti con la natura. «Per focalizzare l’attenzione uscire all’esterno e fare qualche passo nella natura è più rilevante di quanto possa sembrare. Con una cosa tanto semplice come osservare il cambio dei colori degli alberi, il lento scorrere di un fiume… Con cose concrete e che vanno lentamente si va centrando l’attenzione», spiega Hontanares.

3) Essere esempio per tuo figlio. «”Mio figlio non ascolta”. È una frase che i genitori sono soliti ripetere. D’accordo, non ti ascolta, però ti guarda tutto il giorno. Dobbiamo imparare a dare più esempi buoni. Non posso dire a un bambino di non gridare, se io sto gridando».

4) Trattenerci cinque minuti al giorno in un’attività: «Ci centriamo in una cosa che il bambino decida: può essere giocare con la playmobil o pitturare… Pianifichiamo gli attrezzi che occorrono: acqua, pennelli, tempera, carta… Dividiamo questa attività in piccoli compiti».

5) Internet. La miglior maniera di educare online è preparare il bambino off line, e che egli sappia quali sono gli strumenti relazionati con la vita quotidiana, affinché dopo sappia gestirsi nella rete.

6) Fomentare il gioco non guidato. «Perché ai ragazzi piacciono le costruzioni? Perché sono loro che creano, che modellano e dirigono il proprio gioco, sono un po’ stanchi del gioco guidato e bisogna aiutarli ad aprire un mondo nuovo».

7) Organizzare piccole sfide: Apprendono così a pianificare e a concentrarsi nel compito che vanno a realizzare. Se si tratta di una ricetta di cucina, domandare di cosa abbiamo bisogno e collocare gli ingredienti… Il meglio per lavorare con i bambini è il gioco.

8) È importante «che i papà sappiano che l’attenzione nasce dallo stupore». «Dobbiamo lasciare che si avvicinino all’apprendimento, non sovrastimolarli noi con cose. Se siamo in casa e al piccolo gli interessa un annaffiatoio, che ci si avvicini, che giochi, che lo provi, veda da dove esce l’acqua, si sbagli e si bagni…».

9) Nei compiti che richiedono molta concentrazione sarebbe interessante che si avessero «passatempi per il cervello con movimento fisico». «Quelli chiamati “brain breaks” diminuiscono lo stress e aumentano la concentrazione. I periodi di attenzione di un bambino in Primaria non sono maggiori di 15 minuti, mentre i moduli nei centri educativi sono di 50 minuti… Dovrebbero fare pause dove gli permettano di muoversi. Alle Medie e Superiori i periodi di attenzione salgono a 30 minuti, anche dovrebbero fare pause mentali».

10) Creare abitudini. «Le abitudini sono super importanti per lavorare l’attenzione. È fondamentale prima di dare un’istruzione cercare di portare a termine una routine previa. È una maniera di captare la sua attenzione. Per esempio, prima della doccia, preparare il pigiama. Si tratta di creare un’abitudine molto concreta per anticipare una determinata azione, in maniera da richiamare la sua attenzione su di quella attività», spiega la docente.

11) Sorprendere. «Per i bambini di oggi, che sono tanto abituati alla novità, non abbiamo altro rimedio che andare via via cambiando i metodi di insegnamento: suonare, manipolare, odorare… Cerchiamo di variare tutti i nostri metodi», consiglia.

12) Fomentare gli abiti dell’ascolto per migliorare l’attenzione: «”Io parlo, dopo parli tu, tocca a te”. Che apprendano a fermarsi, a inibire quegli stimoli che vengono da fuori.

13) Qualificare le attività di casa: «”Mi è piaciuto”, “non mi è piaciuto”…  In tal modo otteniamo un “feedback” (risposta) e lavoriamo l’attenzione di nuovo. Inoltre, ci sono molte occasioni nelle quali, senza renderci conto, ci anticipiamo e gli diciamo: “questo così no”. E butti tu la farina. Con ciò otteniamo solo che si annoino», avverte.

14) Controllare il livello di attenzione. «Che il livello non sia né troppo in alto riguardo a quel che il bambino può assumere, né troppo in basso. Con ambedue le situazioni l’unica cosa che otteniamo è che il bambino non si “connetta”».

15) Lavorare sul senso dell’umore. «Questo è fondamentale e inoltre risulta essere ciò che più li aggancia. Lavoriamo in casa con loro la risata, l’ironia e avremo bambini che centrano molto meglio la loro attenzione».

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