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	<title>religione &#8211; Monache Minime di Paola &#8211; Mora D&#039;Ebre</title>
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		<title>Le parole del Sacro Cuore ci giungono ancora&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 20:08:48 +0000</pubDate>
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<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-color wp-block-heading" style="color:#ff2b00">Attraverso suor Filomena Ferrer</h3>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>Immersa nella preghiera, contemplando il dolore del Cuore di Gesù, esclamò una notte suor Filomena:</p>



<p class="has-black-color has-text-color"><strong>«Signore e Dio mio! Chi vi ha posto su questa trave? Perché riceveste questi dardi che il peccatore lancia contro il vostro adorabile Cuore? E non vi sarà alcun’anima cristiana che si associ al vostro dolore, pianga con Voi e per Voi?»</strong></p>



<p>La domanda che la mistica spagnola si poneva l’animò non solo ad unirsi intimamente al dolore di Cristo ma a sacrificare la sua esistenza nel ricercare e formare <strong>apostoli per il Cuore di Gesù</strong>.<em> </em>Per Suor Filomena ciò voleva dire arruolare un esercito di anime pronte a trasmettere il Suo messaggio, la cui devozione è pegno sicuro di santità e di salvezza. <strong>Non si contentava, dunque, di convertire le anime alle quali parlava del Sacro Cuore, non si accontentava neanche di vederli a Lui consacrate, ma faceva di tutto perché anche essi diventassero ‘cercatori’, ‘conquistatori’</strong><a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>, insomma, apostoli del Sacro Cuore di Gesù. </p>
</div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="788" height="1100" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena-788x1100.jpg" alt="" class="wp-image-33593" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena-788x1100.jpg 788w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena-215x300.jpg 215w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena-768x1073.jpg 768w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena-600x838.jpg 600w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Sor-Filimena.jpg 852w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /><figcaption class="wp-element-caption"><br><em>Scultura il legno che rappresenta suor Filomena in contemplazione della croce: «Signore e Dio mio! Chi vi ha posto su questa trave? Perché riceveste questi dardi che il peccatore lancia contro il vostro adorabile Cuore?</em></figcaption></figure>
</div>
</div>
</div>
</div>



<p>La Venerabile sarà messaggera di questo Sacratissimo Cuore, si sentirà chiamata a trasmettere a tutti <strong>il desiderio vivissimo del Redentore che il suo amore sia corrisposto, soprattutto da certe anime generosamente capaci di supplire il gran numero di persone che siffatto amore non vogliono ricambiarlo</strong>.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-color wp-block-heading" style="color:#ff2b00">Un esercito di apostoli</h3>



<p>Per chi conosce la storia, saprà bene che <strong>la prima a ricevere la missione di messaggera e confidente del Cuore di Gesù fu suor Margherita Maria Alacoque, nella metà del 1600. </strong>Gesù, in diverse apparizioni, le aveva mostrato il Suo Divin Cuore avvolto in fiamme e crivellato di spine. Le fiamme sono l’immenso amore di Gesù per gli uomini, e le spine sono gli innumerevoli e gravi peccati con i quali gli uomini feriscono il Divin Cuore. Gesù chiese a Margherita di darle il suo amore e la sua fedeltà e che si offrisse come vittima di amore, di riparazione e di espiazione per i peccati degli uomini. <strong>Oltre duecento anni dopo, fu la giovane Filomena a svolgere l’eccelsa missione di richiamare l’Umanità a questa Fonte dolcissima d’Amore e di Salvezza.</strong></p>



<p><strong>C’è però una diversità abbastanza evidente nella missione delle due</strong>: S. Margherita ha avuto il compito di rivelare al mondo le richieste del Cuore di Cristo, ma soprattutto il suo Amore non corrisposto, offeso, oltraggiato e di invitare gli uomini alla riparazione; suor Filomena ebbe il compito di ribadire questo messaggio, di confermare la sua validità e attualità dopo due secoli dalle prime rivelazioni ma soprattutto quello di <strong>formare un esercito di Apostoli per il Cuore di Gesù: uomini e donne impegnati, non solo a riparare alle offese che continuano a ferire il Sacro Cuore, ma a cercare altri apostoli, altri cercatori di cuori</strong>, sentendo la responsabilità di una missione talmente grande e certamente decisiva nella battaglia contro le forze del male da continuare sino all’Avvento Ultimo di Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">Suor Filomena difatti raccontò che trovandosi alla presenza del Santissimo Sacramento udì queste parole: <strong>«Chi mi darà cuori che mi amino e trattengano il mio braccio così giustamente adirato con i peccatori?»</strong> Ed ella, attraversata nel più intimo da queste parole, rispose:<strong> «Io ve li darò, Dio mio: per primo prendete il mio»</strong>.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-color wp-block-heading" style="color:#ff2b00">Amore, penitenza, elemosina</h3>



<p>Ecco cosa desidera Gesù: cuori che ricambino il Suo Amore, che adempiano a questo giusto dovere di riamare Dio, Creatore e Redentore dell’Umanità peccatrice; cuori che riparino alle offese arrecate al Cuore di Cristo dai peccatori, dagli increduli, dagli indifferenti al suo amore, dai cristiani tiepidi. &nbsp;<strong>Cosa deve fare dunque un’anima che generosamente vuole rispondere a questa chiamata?</strong> Lo spiega la stessa suor Filomena:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="825" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-1100x825.jpg" alt="" class="wp-image-33588" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-1100x825.jpg 1100w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-300x225.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-768x576.jpg 768w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-1536x1152.jpg 1536w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-2048x1536.jpg 2048w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/gerajuarez-1547079605894-cathopic-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Rappresentazione artistica del Cuore di Gesù ferito dai peccati degli uomini</em></figcaption></figure></div></div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>«<strong>Chi ama molto Gesù, prima di tutto avrà zelo per i suoi interessi divini e per la sua gloria</strong>, facendo che essa risplenda, non solo nelle proprie azioni, anche in quelle del prossimo, <strong>e lavorerà perché si estenda la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo la cui aspirazione suprema è che il suo Cuore divino regni nel cuore di tutti gli uomini</strong>. Chi ama veramente Gesù, prenderà anche come propri gli oltraggi e le offese che vengono rivolti contro il suo amante Cuore, perché si sa quanto è suscettibile il vero amore»<a href="https://www.minimepaola.it/wp-admin/post.php?post=33563&amp;action=edit#_ftn2"><strong>[2]</strong></a>.</p>
</div>
</div>



<p>In un altra sua relazione rivolto al direttore spirituale, spiegandogli quanto aveva promesso a Gesù scrisse:</p>



<p>«…la promessa che ho fatta al mio divino Salvatore, cioè, di <strong>cercare con grande sollecitudine di attrarre cuori verso l’amore di Gesù; e con amore, penitenze ed elemosine, trattengano la giusta indignazione del Signore</strong>; poiché mi sembra, Padre, che è tanto grande il pericolo che ci minaccia che, per non restare vittime di tante spaventose e fiere burrasche, è necessario prendere sul serio tutto quanto detto…» .</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-color wp-block-heading" style="color:#ff2b00">Siamo tutti richiesti dal Cuore di Gesù</h3>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-4 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>Facilmente si coglie la continuità del messaggio del Cuore di Gesù rivolto a suor Filomena con quello del Cuore Immacolato di Maria rivolto ai pastorelli di Fatima. <strong>Dio e la Madonna ci chiamano ad un Amore Crocifisso, che è l’unico vero amore, cioè che nulla chiede, che nulla tiene per sé ma tutto si dona, tutto si consegna. </strong>Nella pratica il cristiano è chiamato all’amore, alla penitenza, all’elemosina e questa chiamata ribadita da tanti mistici anche negli ultimi anni (si pensi a Natuzza Evolo, Madre Speranza di Gesù), continua a non essere ascoltata, a non essere compresa, in alcuni casi forse boicottata, perché parlare di penitenza oggi è più che mai scandaloso, com’è scandaloso parlare di Croce e per questo forse lo stesso messaggio della Misericordia di Dio viene svuotato nella sua essenza.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img decoding="async" width="493" height="564" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Suor-Filomena-Busto-Fratello.jpg" alt="" class="wp-image-33575" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Suor-Filomena-Busto-Fratello.jpg 493w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2023/06/Suor-Filomena-Busto-Fratello-262x300.jpg 262w" sizes="(max-width: 493px) 100vw, 493px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Busto realizzato dal fratello di suor Filomena, lo scultore Félix Ferrer, rapresentando l&#8217;immagine del Cuore di Gesù scolpita sul cuore di suor Filomena.</em></figcaption></figure></div></div>
</div>



<p>Eppure, suor Filomena con la forza delle sue parole, che stiamo cercando di rendere note, ci conferma che s<strong>iamo tutti richiesti dal Cuore di Gesù, tutti <em>convocati</em> <em>in questa sua squadra</em>, per giocare una partita che può cambiare in primo luogo la nostra vita e poi quella degli altri</strong>. La nostra vita perché la spoglierà di ogni egoismo, l’arricchirà di amore vero verso il Signore e verso i fratelli, perché <strong>le darà un senso che niente può annientare</strong>, neanche la malattia, neanche i fallimenti umani, anzi, <strong>rispondere a questa chiamata del Cuore di Gesù significa che il proprio dolore, le proprie sofferenze offerte a Lui acquistano una portata riparatrice inestimabile, una forza capace di ottenere grazie impensabili per la Chiesa, miracoli di conversione dei cuori più induriti.</strong> E ovviamente, può cambiare la vita degli altri, perché lì dove c’è morte con il nostro annuncio possiamo portare vita, dove c’è disperazione possiamo portare la speranza, perché possiamo testimoniare a quanti incontriamo che <strong>Dio vuole bruciare i nostri peccati nel fuoco ardente del Suo Amore, ma ha bisogno che questi peccati gli vengano consegnati</strong>; possiamo testimoniare che <strong>l’unico desiderio di Dio è perdonare e salvare l’uomo</strong>, non desiderando la condanna di nessuno, ma la redenzione. Questo messaggio di perdono, di amore, di salvezza, può riportare la pace nei cuori in guerra.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-color wp-block-heading" style="color:#ff2b00">Dobbiamo essere portatori di questo messaggio</h3>



<p>L’uomo di oggi deve capire che il peccato offende Dio, certamente lo addolora, ma soprattutto uccide chi lo compie! <strong>Senza accorgersene il peccatore si trova schiavo dei suoi vizi, incatenato nel male, imbruttito dal peccato, reso irriconoscibile persino a se stesso. Ma Dio vuole ridonargli la dignità persa, Dio vuole spalancargli il Suo Cuore e investirlo con quelle fiamme che purificano, riscaldano, ma che non bruciano.</strong> Dio è disposto a dimenticare le spine conficcate nel Suo Divino Cuore dal peccatore.</p>



<p>Dobbiamo essere portatori di questo messaggio e i primi ad incarnarlo perché, come diceva la Venerabile suor Filomena: «se vogliamo terminare il corso della vita pieni di amore, di tranquillità e di meriti, dobbiamo obbedire ai gemiti che (questo divin Cuore) ha, perché gli teniamo compagnia, nell’amara solitudine che soffre, facendo dei nostri cuori un completo sacrificio di immolazione».</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Cfr. <em>La Venerable Filomena Ferrer y el monasterio del Sagrado Corazón de Jesús en Móra d’Ebre</em>, Monasterio del Sagrado Corazón, cit., p. 20.</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> <em>Manoscritto </em>del 2 aprile 1866.</p>
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		<title>* Chiara Lubich</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 15:25:23 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Silvia è il nome di battesimo di Chiara Lubich, nasce a Trento, il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli.</p>
<p style="text-align: justify;">A 18 anni Silvia ottiene a pieni voti il diploma di maestra elementare, desiderosa di continuare gli studi tenta di essere ammessa alla Cattolica ma finisce trentaquattresima su trentatré posti di ammissione gratuita disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto di partenza decisivo della sua esperienza umano-divina si ha nel 1939, durante un viaggio a Loreto, ove è invitata ad un convegno di studentesse cattoliche, qui il Signore comincia a rivelarle di avere un progetto speciale per lei, ma di non chiamarla a nessuna delle vocazioni tradizionali. Diventa terziaria francescana e prende il nome di Chiara. Un giorno del 1943 sente un invito netto: “Datti tutta a me”. Senza perdere tempo chiede il permesso di compiere un atto di totale donazione a Dio, a un cappuccino sacerdote, e il 7 dicembre, in segreto, la Lubich sposa Dio. Nei mesi successivi comincia ad avvicinare delle giovani che vogliono seguire la sua stessa strada, sebbene non vi sia nulla di definito se non il radicalismo evangelico assoluto. Le giovani si riuniscono, nonostante la guerra che infuria anche a Trento, leggono il Vangelo, parlano delle cose del Cielo. Nel mese di maggio del 1944 durante uno di questi incontri aprono una pagina a caso del Vangelo, Gv 17,21 “Padre, che tutti siano una cosa sola” e nelle ragazze fa breccia la convinzione di essere nate proprio per quelle pagine, per quell’ideale: l’unità. Al numero 2 di piazza Cappuccini nasce il primo focolare, lo chiamano la casetta, lì vanno a vivere Chiara e altre sue amiche, ma intorno alla ‘casetta’, circola un numero sempre maggiore di persone che si sentono attratte dalla proposta di Chiara. Inizialmente sarà una convivenza di vergini, ma presto le focolarine saranno seguite da ragazzi, adulti, mamme, vecchiette. Il sabato pomeriggio le riunioni in cui Chiara parla di Vangelo vissuto e annuncia le prime scoperte di quella che diventerà la “spiritualità dell’unità” sono affollatissime e nel 1945 sono già 500 le persone che desiderano condividere l’ideale delle ragazze del focolare. Ogni cosa tra loro era in comunione, come nelle prime comunità cristiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vescovo, mons. Carlo De Ferrari viene a sapere dell’opera, vuole incontrare le giovani e le benedice. Il 1º maggio 1947, approva lo &#8220;Statuto dei Focolari della Carità – Apostoli dell&#8217;unità&#8221;.  Nell&#8217;autunno 1948 nasce il primo focolare maschile e a Pistoia, nel ’49, Pasquale Foresi, che diventerà uno dei cofondatori del movimento, conosce l’ideale dell’unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;estate 1949, Chiara si reca con le sue compagne nella Valle di Primiero, per un periodo di riposo. Qui l&#8217;attendeva una intensa esperienza mistica, una serie di &#8220;visioni intellettuali&#8221;, che la Lubich definirà &#8220;Paradiso &#8217;49&#8221; da cui ha continuamente attinto nello sviluppo della sua spiritualità, della sua opera e del suo pensiero da allora oggetto di numerosi studi.[46].</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel 1953, il &#8220;focolare&#8221; acquisterà la sua forma &#8220;definitiva&#8221; quando diverranno parte integrante di esso anche persone sposate, primo fra tutti, Igino Giordani scrittore e parlamentare che fa conoscere il movimento al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">I focolari si espandono in tutta Italia. La Chiesa però prende tempo per studiare il nascente movimento, più o meno quindici anni di valutazioni. Difatti, se il movimento arriva presto in tutte le nazioni europee e giungerà entro il 1967 in tutti i continenti, è comunque un cammino difficile a causa delle riluttanze da parte della Chiesa nell’approvazione del movimento. Per Chiara sono anni di grandi prove interiori, nelle quali ravviva il suo desiderio di stare con Gesù Abbandonato, fonte della sua ispirazione. Finalmente però il 23 marzo 1962 giunge l’approvazione del movimento da parte della Chiesa cattolica. Cominciano a prendere forma varie vocazioni, diverse tra loro ma accomunate dalla medesima radicalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 giugno 1967 ha inizio lo straordinario rapporto che unirà Chiara e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Athenagoras I. Nel 1977 riceve il premio Templeton a Londra, per il progresso della religione, dando inizio al dialogo interreligioso del movimento, nel 1988 quello per la pace augustana ad Augsburg. Nel ’90 avviene l’approvazione degli statuti generali del movimento e Chiara con la collaborazione di mons. Klaus Hemmerie fonda la “Scuola Abbà” che tenta di tradurre in dottrina la vita di comunione e la spiritualità dell’unità. Nel ’91 avvia un progetto per l’Economia di Comunione che espanderà in breve in tutti i continenti. Riceve 16 dottorati <em>honoris causa</em> che le sono stati conferiti dal 1996 al 2008, senza contare i premi attribuiti dall’Unesco per l’educazione alla pace nel ’96 e dal Consiglio d’Europa per i diritti umani nel ’98 e più di 12 cittadinanze onorarie attribuitele. Tra il 1995 e il 2004 intraprende una stagione straordinaria di viaggi in cui apre nuovi orizzonti di dialogo: è la prima donna, bianca, cristiana a parlare nella moschea di Malcolm X, nonché la prima a costruire relazioni continuative con gli afroamericani dell’imam W.D. Mohammed, con i buddhisti theravada di Chang Mai, con il movimento buddhista Rissho Kosei-kai e con cospicui gruppi induisti. Viene eletta, nel 1994, presidente onorario della Wcrp, la conferenza mondiale delle religioni per la pace. Infine, apre il dialogo alle persone di convinzioni non religiose, perché nel progetto verso l’unità nessuno può essere escluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi tre anni di vita sono i più difficili, gli anni dell’oscurità in cui Dio sembra nascondersi.  Chiara si spegne il 14 marzo 2008, i funerali il 18 marzo vedono la partecipazione di migliaia di persone, tra cui numerose personalità civili e religiose, sia della Chiesa cattolica che delle diverse Chiese cristiane, e rappresentanti di altre religioni.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Fatima. Un messaggio da riascoltare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 May 2023 13:01:46 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Ogni anno, con l’avvicinarsi del 13 maggio, si crea una vera e propria corsa alla ricerca della verità sui segreti di Fatima. L’attenzione del mondo, credente e no, sembra orientata alla scoperta di una verità non rivelata, di un qualcosa che è stato taciuto. Ma riflettendo serenamente, <strong>abbiamo piuttosto l’impressione che l’attenzione, quasi ossessiva, verso i segreti abbia offuscato il messaggio che la Madonna ci ha lasciato a Fatima, facendo sì che questo suo messaggio restasse non ascoltato.</strong> Ed è Ella stessa, Nostra Signora di Fatima che, nelle apparizioni successive a Lucia, rivela la sua tristezza perché nessuno ha voluto ascoltare il suo messaggio. In diverse lettere, scritte dalla veggente quando già era adulta, si legge dell’amarezza di Dio e della Vergine che vedono la superficialità e la tiepidezza di gran parte dei fedeli e anche del clero.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Scrivendo al P. Superiore della sua Congregazione, in una lettera del 1° dicembre 1940 suor Lucia si esprimeva in questo modo: “Ma nonostante tutto, <strong>il Cuore del nostro buon Dio e della nostra Madre del cielo sono ancora tristi e amareggiati</strong>. Il Portogallo, nella sua stragrande maggioranza, non corrisponde né alle loro grazie né al loro amore. Deplorano con frequenza la vita peccaminosa della maggioranza del popolo, perfino di quelli che si dicono cattolici praticanti. Ma soprattutto si lamentano molto della vita tiepida, indifferente ed egoista della maggioranza del clero, religiosi e religiose. È piccino, molto limitato il numero delle anime con cui si ritrova nel sacrificio e nella vita interiore d’amore”.</p>

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			<p style="text-align: justify;">La musica non cambia quando nel 1941 scrivendo una lettera al Cardinale Patriarca Lucia afferma: “… nostro Signore è triste e amareggiato per i peccati del mondo e per quelli del Portogallo, si lamenta della mancanza di corrispondenza, della vita peccaminosa del popolo, in special modo della tepidezza, indifferenza e della vita troppo comoda della maggioranza dei sacerdoti, religiosi e religiose. <strong>È estremamente limitato il numero delle anime con cui ha contatto attraverso l’orazione e il sacrificio</strong>”.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Infatti, La Vergine Maria ha chiesto due cose a Fatima, le ha chieste ripetutamente, ad esse ha vincolato la pace tra le nazioni, la guarigione dei malati, la salvezza dei peccatori. <strong>Queste due cose sono la preghiera, in modo particolare la recita del Santo Rosario, e la penitenza, ossia la conversione al Vangelo accompagnata dal sacrificio accettato, oppure scelto, con l’intenzione di offrire a Dio un segno del proprio pentimento e una riparazione del male commesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1957 in un’intervista lasciata da Lucia al postulatore per la causa di beatificazione dei suoi due cugini, Giacinta e Francesco Marto, la veggente dichiarava che in quegli anni trascorsi dalle apparizioni avvenute a Cova da Iria, il messaggio della Madonna era rimasto inascoltato e pertanto le conseguenze per il mondo sarebbero state tragiche. Annunciava lo svuotamento dei seminari, gli abbandoni dei sacerdoti e dei religiosi, la decadenza dei valori, gli scandali nella Chiesa. Quanto nel ’57 Lucia comunicava lo vediamo oggi dinanzi ai nostri occhi e con amarezza dobbiamo riconoscere che eravamo stati avvisati.</p>

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			<p style="text-align: justify;">È raro, anzi, rarissimo, ascoltare omelie o catechesi sulla penitenza, difficilmente i sacerdoti e i religiosi si lanciano su tale argomento.  Tra le cause possibili, metteremo in rilievo due. La prima, che i<strong> cristiani di oggi, non avendo, nella stragrande maggioranza, una formazione solida, vivono la loro fede senza compromettersi realmente, senza impegnarsi davvero nella buona battaglia della fede, dunque, proporre qualcosa come il sacrificio potrebbe causare la fuga di molti</strong>. Un tempo i cristiani erano definiti l’esercito di Dio, un esercito in lotta contro le forze del male, un esercito che combatte il nemico con le armi che la Tradizione ci ha consegnate: preghiera, penitenza, misericordia, ma ormai <strong>il cristiano più che un combattente pare un uomo arreso e stanco senza aver partecipato alla battaglia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda causa da evidenziare, riteniamo sia il fatto che tra gli stessi sacerdoti e religiosi, almeno in gran parte di essi, manca (manchi?) l’esperienza del sacrificio volontariamente offerto, e quindi non sono portati a parlare di ciò che non hanno sperimentato, e ancor di meno di ciò che, forse, non apprezzano o ritengono superato.</p>
<p style="text-align: justify;">In una lettera del 4 maggio 1943 suor Lucia fa un piccolo reso conto al Padre Generale della sua congregazione religiosa riguardo ad un messaggio che il Signore le aveva chiesto di dare ai vescovi della Spagna e del Portogallo e spiega: “Desidera che quelli della Spagna si riuniscano in ritiro e stabiliscano una riforma tra il popolo, clero, ordini religiosi… <strong>Desidera che si faccia capire alle anime che la vera penitenza che Lui adesso vuole ed esige, consiste prima di tutto nel sacrificio che ognuno deve imporsi per compiere i propri doveri religiosi e materiali”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò sta a significare che già nel ’43 il problema era proprio la mancanza di una vita cristiana veramente vissuta, compromettente. <strong>Il Signore non chiedeva e non ci chiede grandi cose, sa che siamo piccoli e fragili, ma se siamo cristiani dobbiamo mostrarlo con una fede che sia palesata dalla condotta di vita, dall’adempimento dei nostri doveri</strong> ancor di più dicasi per i sacerdoti e i religiosi, i quali non possono corrispondere ad una tale elezione con tiepidezza o peggio ancora con l’infedeltà.</p>

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			<p style="text-align: justify;"><strong>Si sente forte la necessità di un risveglio e la ricorrenza del 13 maggio dovrebbe spronarci a questo</strong>. A cosa ci sta portando il nostro modo tiepido di vivere la fede?  A vite stanche, a giovani dalla personalità inconsistente, a famiglie distrutte, a religiosi e sacerdoti senza una vita interiore, senza un vero rapporto con Dio che facilmente non sono perseveranti nelle loro promesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo bisogno della preghiera, perché abbiamo bisogno di Dio, siamo fatti per Lui e pregando alimentiamo questo rapporto, lo facciamo crescere, lo consolidiamo, impariamo a vivere secondo il volere di Dio che tra l’altro nulla vuole se non la nostra piena realizzazione, la nostra vera felicità</strong>. Difatti, proseguendo sulle strade che non sono del Signore vediamo persone infelici, insoddisfatte, arrabbiate e tante volte disperate e, nonostante ciò, continua a convincere il falso messaggio che Dio, con i suoi comandi, limiti la libertà dell’uomo e che solo facendo ciò che si vuole, ciò che piace, ciò a cui ci spingono i nostri istinti possiamo essere felici.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Suor Lucia in una lettera datata 18 agosto 1940 e diretta al padre Gonçalves scriveva: “Perciò io penserei bene che s’incutesse nelle persone, insieme a una grande fiducia nel nostro buon Dio e nella protezione dell’Immacolato Cuore di Maria, la necessità dell’orazione, accompagnata dal sacrificio, soprattutto quello che è necessario fare per evitare il peccato. <strong>Ecco la richiesta della nostra buona Madre del cielo fin dal 1917, uscita con tristezza e tenerezza indicibili dal suo Cuore Immacolata: «Non offendete più Dio nostro Signore che è già molto offeso» Che pena che queste parole non siano state meditate a fondo e misurate in tutta la loro portata!”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Davvero una pena grande! Per questo ve le riproponiamo oggi, perché ci rendiamo conto che questo messaggio della Madonna deve essere gridato dai tetti, bisogna fare in modo che sia ascoltato.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è una chiusura alla verità! Ce l’abbiamo davanti con un’evidenza schiacciante, eppure, riusciamo a non vederla, o meglio, non vogliamo riconoscerla.<strong> Che responsabilità, che colpa abbiamo dinanzi alla Regina del Cielo! Non l’abbiamo voluta ascoltare, non la stiamo ascoltando, ma nulla è perduto. Una madre non si stanca di ripetere le cose ed è sempre pronta a perdonare il figlio che si pente e che cambia vita. Siamo ancora in tempo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Noi cristiani, secolari, religiosi, sacerdoti, tutti noi dobbiamo essere il segno dinanzi a questa generazione, dobbiamo essere luce, il lievito nella pasta, il sale che da sapore.<strong> La Madonna ci ha detto cosa è gradito agli occhi di Dio: la preghiera e il sacrificio. Ricominciamo da qui, facciamone un punto fermo nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie.</strong> Ritorniamo a recitare il rosario tutti insieme, osserviamo i digiuni prescritti dalla Chiesa, offriamo a Dio dei sacrifici e insegniamo ai nostri figli, ai nostri cari, ai nostri amici, a fare altrettanto, a saper rinunciare per amore di Dio, a saper sopportare le avversità e i patimenti per la conversione dei peccatori, per il perdono dei nostri peccati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accogliamo la richiesta di Maria, accogliamo il suo messaggio, iniziamo subito, iniziamo noi senza aspettare che inizino gli altri.</strong></p>

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		<title>* Martin Luther King</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 21:31:11 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Martin Luther King, l’uomo che aveva un sogno grande: l’abolizione della discriminazione raziale, nacque ad Atlanta, Georgia, il 15 gennaio 1929. Suo padre dopo aver esercitato umili mestieri era diventato assistente del pastore battista della Ebenezer Baptist Church e ne aveva sposato la figlia. La situazione economica della famiglia permise a Martin, sua sorella Christine e al piccolo, Alfred Daniel, di vivere dignitosamente. Alla morte del nonno suo padre subentrò nel ruolo di pastore. Durante l’infanzia non si rese conto della discriminazione raziale che lo attorniava ma, con l’inizio della scuola, le cose si fecero più chiare: i neri non andavano a scuola con i bianchi, né nei ristoranti o negozi se non vi era un’aria predisposta solo per loro; sugli autobus dovevano sedere agli ultimi posti e alzarsi per far sedere i bianchi in piedi. Mentre frequentava il Morehouse College, il liceo dei neri, sentì la chiamata del Signore e, nel 1947, giovanissimo fu consacrato pastore battista. Si iscrisse l’anno dopo all’Università di teologia in Pennsylvania. La vita al Nord era diversa, la gente viveva senza fare discriminazioni e Martin frequentava i corsi insieme a giovani bianchi e di colore. Era socievole e simpatico con un’intelligenza fuori della norma.  Un pomeriggio partecipò ad una conferenza sulla figura del Mahatma Gandhi e il metodo della nonviolenza gli parve il cammino da seguire anche per la lotta dei diritti dei neri negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1951 si laureò a pieni voti e ottenne una Borsa di Studio che gli permise di proseguire i suoi studi e si trasferì all’Università di Boston ove frequentò Filosofia. Lì conobbe Coretta Scott che, nel 1953, divenne sua moglie e dalla quale ebbe quattro figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1954 accettò il suo primo incarico di Pastore nella chiesa battista di Montgomery desideroso di tornare al Sud dove i neri erano ancora emarginati. E qui organizzò il primo atto di <em>ribellione non violenta</em>: la causa fu l’ennesimo gesto di discriminazione ai danni di una donna di colore. Il 5 dicembre 1955 venne indetto il boicottaggio degli autobus: nessun uomo di colore vi salì in tutta la giornata e quella stessa sera nacque la MIA, Montgomery Improvement Association, la cui presidenza fu conferita al pastore King. L’associazione formulò alcune richieste riguardo al trattamento sugli autobus, minacciando il proseguimento della protesta. Poiché nulla di quanto richiesto fu accolto, il boicottaggio proseguì: per oltre un anno, sotto la pioggia, al freddo o con il caldo torrido, i neri si spostarono a piedi, o in bici, o attraverso le macchine comprate dalle parrocchie. Ci furono aggressioni da parte dei bianchi, furono lanciate bombe contro alcune chiese e contro casa King. Martin fu processato con l’accusa di aver organizzato il boicottaggio contrariamente a quanto stabilito dalla legge dello Stato dell’Alabama, ma la Corte Costituzionale degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale tale legge e ci fu l’assoluzione. Inoltre, fu dichiarata illegale qualsiasi forma di segregazione negli autobus. Ciò diede più forza al movimento che si allargò in altre parti del Paese e Martin ne fu considerato il capo. Ormai si trattava di combattere contro ogni forma di discriminazione. Il pastore King si recava su e giù per l’America chiamato a fare discorsi, a tenere sermoni, nacque per sua iniziativa la SCLC. Southern Christian Leadership Conference.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1957 il Presidente Nixon decise di ascoltare le richieste della SCLC. ma non prese alcuna iniziativa. Il 1960 fu l’anno dei sit-in degli studenti per la desegregazione nelle tavole calde e nei ristoranti: agli studenti neri si univano anche alcuni bianchi. Questa nuova forma di protesta non violenta si espanse nelle città universitarie di tutto il Sud. Martin festeggiò questa iniziativa dei giovani e vi aderì. Ma la reazione delle autorità fu quella di arrestare i giovani e lo stesso pastore King, che rischiò sei mesi di lavori forzati. L’intervento del Senatore e Candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, J.F. Kennedy, permise la sua scarcerazione. Kennedy vinse le elezioni e manifestò da subito la volontà di contribuire alla causa dei neri in America e presentò alla Casa Bianca un disegno di legge per i diritti civili, il Civil Rights Bill, ma non ne vide l’approvazione perché fu assassinato prima. Cominciarono le marce pacifiche in diverse città, contro le quali non mancarono reazioni violente anche delle autorità locali, oltre che da bianchi razzisti. Il 2 luglio 1964 il nuovo Presidente, Lyndon Johnson, firmò la legge che affermava il principio di uguaglianza di tutti i cittadini, il cui progetto era stato presentato da Kennedy.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 dicembre di quell’anno Martin Luther King ricevette il Premio Nobel per la Pace a soli 35 anni. Il 2 agosto 1965 fu approvata la legge sui diritti elettorali che impedì tutti i trucchi escogitati per evitare che i neri si iscrivessero alle liste. La lotta del dottor King continuò ancora qualche anno, l’ultimo atto fu quello della “Campagna dei poveri” con la quale abbracciò la causa di tutti i poveri e dimenticati d’America. Il 4 aprile 1968, però la vita del pastore King fu stroncata da un colpo d’arma da fuoco sparato da un killer appostato dinanzi al Motel di Memphis nel quale era alloggiato con i suoi collaboratori. Al suo funerale oltre 150.000 persone, la sua bara venne trasportata da un carro agricolo trainato da una coppia di muli, simbolo della povertà della gente per la quale aveva combattuto.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>* Michel Quoist</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2021 20:36:09 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Michel Quoist nasce il 18 giugno 1921 a Le Havre, Francia, dipartimento della Senna Marittima. Sua madre era donna di grande fede, cattolica fervente e, nonostante avesse sposato un uomo ateo, educò i suoi figli cristianamente. La morte improvvisa del padre costrinse Michel a cominciare a lavorare come fattorino avendo solo dodici anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, nel maggio del 1936, esplose in Francia un&#8217;enorme ondata di scioperi operai spontanei, il giovane Quoist si schierò dalla parte dei lavoratori appoggiandone apertamente le rivendicazioni. Gli scioperanti manifestavano contro l&#8217;aggravamento dello sfruttamento provocato dalla crisi economica e dallo sviluppo dell&#8217;economia di guerra e Michel che credeva nella giustizia e nel rispetto della dignità di ogni uomo, si sentì nel dovere di fare la sua parte, pur piccola che fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1938, partecipando come barelliere ad un pellegrinaggio organizzato dalla diocesi a Lourdes, conobbe un sacerdote del quale Dio si servì per rivelargli la vocazione che dall’eternità aveva pensato per lui: quella sacerdotale. Per questo a diciott&#8217;anni entrò nel seminario vicino a Meaux, per poi passare a Rouen. A pochi mesi dal suddiaconato però, un’improvvisa cecità lo colpì. Furono inutili i controlli fatti in vari ospedali e sebbene la mancanza della vista non fosse totale, era ad uno stadio tale da non permettergli di proseguire il suo cammino verso il sacerdozio. Ma, quando ritenne che tutto fosse perduto, improvvisamente ricominciò a vedere. Poté realizzare così il desiderio che Dio aveva posto nel suo cuore nove anni prima, nel pellegrinaggio alla grotta di Massabielle e fu ordinato sacerdote nel 1947.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli studi di teologia Michel volle continuare gli studi in scienze sociali e politiche nell&#8217;Istituto Cattolico di Parigi, dove conseguì il dottorato con una tesi su un quartiere popolare di Rouen dal titolo <em>La città e l&#8217;uomo</em>, poi pubblicata. Quindi divenne vicario d&#8217;una numerosa parrocchia di Le Havre e coordinatore e animatore dei movimenti giovanili della sua regione. In particolare, fu dirigente della JOC: Jeunesse Ouvrière Catholique, ossia la Gioventù Operaia Cattolica, associazione di giovani lavoratori e delle realtà popolari che svolge un&#8217;attività formativa, educativa e di evangelizzazione con e per i giovani stessi. Diciamo che i suoi interessi passati e quelli del presente si erano incontrati! Imparò in questo ambiente a conoscere sempre meglio i problemi, le ansie, ma anche i desideri e i sogni dei giovani del suo tempo, che forse erano quelli dei giovani di ogni tempo e che dunque erano stati anche i suoi. Aiutò i ragazzi che incontrava sul suo cammino a scoprire in Cristo la meta della loro ricerca. Presto, attraverso i libri, trovò un modo per raggiungere uomini e donne di ogni età e di ogni nazione e cominciò una fortunata produzione letteraria; tra le sue opere più note ricordiamo: <em>Riuscire</em>, <em>Cristo è vivo, Appuntamento con Cristo, Dieci minuti con Dio</em>, <em>A cuore aperto, Parlami d’amore e Cammino di preghiera</em>. Nel romanzo<em> Parlami d’amore</em> Michel racconta una storia che ha per protagonisti un ragazzo ed un Saggio, storia ideata al fine di aiutare i giovani (e meno giovani) a cercare l’Amore con la A maiuscola, a non lasciarsi travolgere da esperienze che feriscono se stessi e gli altri, che troppe volte risultano deludenti. Michel Quoist, con questo romanzo mostra la capacità di saper parlare ai giovani, di saper entrare in contatto con il loro mondo, mostra che la sua esperienza lunga e coinvolgente con i vari gruppi giovanili della sua regione, gli hanno fornito un bagaglio tale da poter essere considerato un vero Padre nello Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Instancabile nell&#8217;ambito delle missioni all&#8217;estero fece istituire un comitato vescovile per l&#8217;America Latina, mettendosi egli stesso a viaggiare per conferenze, ritiri, esercizi spirituali, corsi di formazione e a scrivere libri di meditazione e spiritualità che riscossero un largo successo internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1970 al 1976 fu curato di Sainte Marie e Saint Léon; nel 1971 aprì a Saint Cyrice nell&#8217;Aveyron un centro di accoglienza per giovani e adulti e nel 1976 proprio per la sua capacità, largamente riconosciuta, di saper parlare ai ragazzi, ma soprattutto di saper comprendere i loro cuori, fu nominato  responsabile delle vocazioni diocesane, svolgendo vari incarichi pastorali. Nel 1988, la sua abilità comunicativa gli ottenne di diventare direttore della radio diocesana di Le Havre, denominata «Arc en Ciel». Si ammalò di cancro al pancreas nel 1996 e fu questo il male che lo portò alla morte nel giro di un anno, difatti, il 19 dicembre del 1997, Michel si spense nella città nella quale era venuto alla luce.</p>

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		<title>* Mahatma Gāndhī</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2021 15:20:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[religione]]></category>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mohāndās Karamchand Gāndhī</strong> comunemente noto con l&#8217;appellativo onorifico di Mahatma letteralmente &#8220;grande anima&#8221;, nacque, il 2 ottobre 1869, a Porbandar, città situata a metà strada tra Bombay e Karachi. Il padre, Karamchand Uttamchand Gandhi, era il primo ministro dello Stato di Porbandar: da ben cinque generazioni i Gandhi servivano i rajah di quel regno; sua madre, Putlibai, era una pia indù dedita alla cura della famiglia. Mohandas era l’ultimo di quattro figli, il più timido. Nel 1882, i genitori gli presentarono Kasturbai, sua promessa sposa dall’età di 5 anni. I due si dovettero sposare, pur essendo entrambi tredicenni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1885 morì Karamchand, lasciò la famiglia sull’astrico, perciò il giovane Mohandas partì per Londra al fine di frequentare la facoltà di Legge e tornare a casa per esercitare la professione di avvocato. Pur sforzandosi di adattarsi allo stile londinese non vi riuscì. E quando dopo due anni e otto mesi concluse i suoi corsi, si iscrisse all’Alta Corte e senza attendere si imbarcò per Bombay. A casa lo aspettavano sua moglie e il suo figlio primogenito Harital che già aveva quattro anni (avrà altri tre figli).. Aprì uno studio legale, ma aveva serie difficoltà a parlare in pubblico. La timidezza lo pregiudicò a tal punto da non avere clienti, fino a che una ditta musulmana di Portbandar gli propose di andare un anno in Sudafrica a sbrigare delle pratiche legali, offerta che accettò. Questo evento fu ciò che cambiò radicalmente la storia di Mohāndās e con la sua quella dell’India e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sin dal suo arrivo a Durban, nel 1893, fece amara esperienza dell&#8217;apartheid e della conseguente intolleranza, del razzismo, dei pregiudizi che gli indiani pativano in Sudafrica. Il timido Gandhi sentì il dovere di prendere parte attiva nella lotta contro i soprusi a cui erano sottoposti gli indiani nel Natal e indisse a Pretoria una riunione a cui presero parte tutti i connazionali del Sudafrica. In quell’occasione pronunciò il suo primo discorso pubblico. Alla fine del suo contratto, Gandhi, venuto a sapere che l&#8217;assemblea del Natal stava preparando una legge pregiudizievole per gli indiani, decise di non rimpatriare per aiutare i suoi connazionali. Nel 1893, Gandhi fondò il Natal Indian Congress, di cui divenne il segretario e che trasformerà la comunità indiana in un&#8217;omogenea forza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1899, allo scoppio della seconda guerra boera, Gandhi organizzò un corpo di portantini e infermieri occupandosi dei soldati inglesi feriti. Al termine della guerra vinta dagli inglesi, contribuì a fondare, nel 1903, il giornale Indian Opinion. L&#8217;anno successivo si trasferì a Phoenix in una fattoria agricola con la famiglia e i collaboratori del giornale. Nella fattoria tutti partecipavano ai lavori agricoli ed erano retribuiti con lo stesso salario. Phoenix fu il primo modello di ashram in cui si praticava, in un regime di vita monastico, la povertà volontaria, il lavoro manuale e la preghiera. Ivi Gandhi cominciò la pratica del digiuno, a vestire come il più povero degli indù, a compiere i lavori più umili e vivendo come un’asceta alla ricerca dell’autocontrollo della propria interiorità.</p>
<p style="text-align: justify;">A Johannesburg, l&#8217;11 settembre 1906, durante una protesta contro il governo del Transvaal, Gandhi adotta per la prima volta la metodologia della satyagraha fondata sulla satya (verità) e sull&#8217;ahimsa (nonviolenza o amore) e che consiste nella resistenza all&#8217;oppressione tramite la disobbedienza civile di massa..  Entrato nel partito del Congresso Nazionale Indiano, Gandhi si prefissò come obiettivo la Swaraj, ovvero un&#8217;indipendenza completa: individuale, spirituale e politica (che si realizza nell&#8217;autogoverno). In poco tempo Gandhi diventò il leader del movimento anticoloniale indiano e nel 1921 il presidente del Partito del Congresso Indiano. Sotto la sua direzione viene approvata una nuova costituzione. Gandhi allarga il suo principio di nonviolenza al movimento Swadeshi che puntava all&#8217;autonomia e all&#8217;autosufficienza economica del paese, attraverso l&#8217;utilizzo dei beni locali. Così cominciò quel lungo cammino che portò l&#8217;India all&#8217;indipendenza dopo una lotta durata dal 1914 al 1946 e che a Gandhi, la sua famiglia e i suoi collaboratori costò molte volte la prigione e tante sofferenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 aprile 1942 infatti, Gandhi intensificò le sue richieste d&#8217;indipendenza scrivendo una risoluzione che richiede ai britannici di lasciare l&#8217;India: Quit India. Con questa il Mahatma invita alla ribellione non-violenta totale. Vengono anche organizzate grandi manifestazioni di protesta e gli inglesi reagiscono con arresti di massa, violenze e repressioni senza precedenti. Gandhi e tutti i dirigenti del Congresso vengono arrestati a Bombay il 9 agosto 1942. Gandhi viene detenuto per due anni, sua moglie Kasturbai invece, dopo 18 mesi di prigionia, muore per una crisi cardiaca causata da una polmonite.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 1943 il movimento Quit India riesce a ottenere dei risultati: conclusa la guerra, il nuovo Primo Ministro britannico annuncia che il potere verrà trasferito in mano agli indiani. Ma ci vorrà il 1947 perché il Regno Unito conceda la piena indipendenza alla sua colonia. Un anno dopo, il 30 gennaio 1948 a Nuova Delhi, il Mahatma verrà assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale che non tollerava la sua politica pacifista.</p>
<p style="text-align: justify;">La fine tragica di Gandhi non ha ucciso il suo messaggio: la metodologia della satyagraha ispirò inseguito altri grandi uomini come Martin Luter King e Nelson Mandela.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi piace ricordare il Mahatma Gandhi in visita alla Cappella Sistina dove la sua attenzione venne colpita, dal Crocifisso dell&#8217;altare della cappella che rappresenta un Gesù magrissimo, dimesso e sofferente. Il Mahatma dopo aver indugiato per parecchi minuti dinanzi a quell’immagine, esclamò: «Non si può fare a meno di commuoversi fino alle lacrime»</p>

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		<title>Giuseppe Marello, discepolo di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 13:36:23 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Continuiamo in questo anno a proporvi alcune figure di santi, uomini e donne che furono profondamente innamorati di San Giuseppe. Tra queste vogliamo presentarvi anche san Giuseppe Marello, che è stato un vescovo italiano, fondatore della &#8220;Compagnia di San Giuseppe&#8221; &#8211; detta poi Congregazione di San Giuseppe, Oblati di San Giuseppe o Giuseppini d&#8217;Asti. La fondazione avvenne il 14 marzo 1878 ad Asti, diocesi nella quale don Marello aveva frequentato il seminario ed esercitò buona parte del suo ministero sacerdotale, prima della nomina a vescovo d’Acqui.</p>

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			<p style="text-align: justify;">La Congregazione di San Giuseppe, da lui fondata, nasce come gruppo di giovani a servizio di un orfanotrofio presso l&#8217;Opera Pia Michelerio: questi primi giovani conducevano vita fraterna in comunità ed erano formati ad una spiritualità cristocentrica di consacrazione e umile operosità sull&#8217;imitazione di San Giuseppe. Don Marello spiegava ai suoi discepoli: «Le fatiche intellettuali e quelle manuali siano insieme contemperate, come due mezzi che conducono ad un solo fine: il servizio di Dio nell’imitazione di S. Giuseppe»; invitava loro a guardare al falegname di Nazaret come colui che <em>indica la via ma anche come chi sorregge ad ogni passo e conduce dove la Divina Provvidenza desidera che si arrivi</em>.</p>

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			<p style="text-align: justify;">I primi quattro aspiranti della Congregazione nascente vennero riuniti ad Asti il 14 marzo 1878 e il 19 marzo 1879, giorno in cui la Chiesa festeggia San Giuseppe, presero l&#8217;abito religioso. Il vescovo di Asti, Giacinto Arcangeli, il 18 marzo 1901 autorizzò i membri del sodalizio a emettere i voti religiosi, così che diventarono una congregazione di diritto diocesano, L&#8217;istituto divenne una congregazione di diritto pontificio l&#8217;11 aprile 1909. Le prime regole, scritte nel 1892 dal Marello e dai suoi primi seguaci, definirono quale scopo della congregazione &#8220;l&#8217;educazione cristiana della gioventù&#8221;. Come San Giuseppe si prese cura del Figlio di Dio, così i Giuseppini si devono prendere cura dei figli di Dio: della gioventù bisognosa materialmente o spiritualmente. Dopo un primo impegno soprattutto legato all’affiancamento del clero diocesano nell&#8217;educazione cristiana dei giovani e nell&#8217;insegnamento del catechismo e preparando i giovani ai sacramenti dell&#8217;iniziazione cristiana, gli Oblati si aprirono all’apostolato missionario. Attualmente la Congregazione di San Giuseppe si trova n Africa (Nigeria), in America (Bolivia, Brasile, El Salvador, Messico, Perù, Stati Uniti d&#8217;America), in Asia (Filippine, India), in Europa (Italia, Spagna, Polonia) e in Oceania (Australia).</p>

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			<p style="text-align: justify;">Simboleggia in maniera molto efficace il ruolo di modello, di guida, di custode che San Giuseppe ricopre nella Congregazione degli Oblati, la gigantesca statua posta innanzi al Santuario di S. Giuseppe a Pittston, Pennsylvania, U.S.A, del fondatore San Giuseppe Marello (canonizzato da San Giovanni Paolo II nel 2001), che indica il Protettore della Congregazione degli Oblati, come a dire: “guardate a lui, andate da lui in tutte le vostre necessità e in tutti i vostri bisogni”. Raccomandarsi a San Giuseppe voleva dire per il Fondatore <em>ottenere sempre la capacità di conoscere e seguire la volontà di Dio, perché lui che è modello inarrivabile di vita interiore e nascosta, ha saputo in grado esimio, riuscire a cogliere sempre il volere di Dio e a realizza</em>r<em>lo</em>.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Lo stemma dei Giuseppini d’Asti porta le parole: <em>Salus nostra in mano tua Joseph</em>, segno di totale confidenza nel Patrono amato al quale il Fondatore piaceva dire: «Eccoci tutti per te e tu sii tutto per noi!». Ma San Giuseppe Marello non spingeva solo i suoi figli spirituali ad amare il padre putativo di Gesù, ma mostrava anche ai fedeli di cui era pastore, ai giovani che catechizzava, ai poveri di cui si prendeva cura, che il Capo della Santa Famiglia, conosce perfettamente, dunque comprende perfettamente, le nostre difficoltà perché anche lui le ha affrontate e ci insegna a non perdere mai la speranza in Gesù, confidando sempre in Lui: «In questo mondo sempre si avvicendano il gaudio e la pena: e la vita di San Giuseppe non fu anch’essa un’alternativa di consolazioni e di timori?». Se ci pensiamo un po&#8217; non possiamo che dare ragione al Vescovo d’Acqui (il 17 febbraio 1889 a Roma, don Marello fu consacrato vescovo e il 16 giugno 1889 fece il suo ingresso ad Acqui, diocesi che gli fu affidata), infatti, San Giuseppe conobbe le difficoltà del dubbio, della precarietà, dell’esilio, del lavoro, dell’incomprensione, della stanchezza, sicuramente della malattia, la difficoltà di essere sposo e genitore, con tutte le responsabilità materiali e morali ad esse connesse, quindi può capire tutti noi e ottenerci dal Figlio suo quegli aiuti divini che in alcuni momenti della vita, rappresentano l’ancora della salvezza. Quindi, possiamo fare nostro e non solo in questo anno, il motto dei Giuseppini: <em>Salus nostra in mano tua Joseph</em>, La nostra salvezza è in mano tua, Giuseppe! Così sia.</p>

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		<title>* Blaise Pascal</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2021 20:20:59 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo con cui Blaise Pascal viene spesso definito è: geniale. Ed effettivamente fin dalla tenera età fu considerato un bambino prodigio. Nato nel 1623 a Clermont-Ferrand nell&#8217;Alvernia, da una nobile famiglia di amministratori e magistrati, Pascal all&#8217;età di tre anni perse la madre Antoinette Begon. A causa di questo il padre, Étienne Pascal, magistrato e matematico, si occupò personalmente della sua educazione e di quella delle sorelle Jacqueline e Gilberte.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente portato per la geometria e la matematica s’immerse negli studi: a soli sedici anni compose un saggio sulle coniche e a diciannove cominciò la costruzione di una macchina calcolatrice che fu poi riprodotta in diverse copie (ma questo non è nulla rispetto alle sue scoperte successive). La sua mente, così vivace e penetrante che in un primo momento era rimasta affascinata dalle scienze esatte, si accorse del loro limite intrinseco e, pur non perdendo mai l’interesse verso di esse, le subordinò alle scienze morali e alla vita spirituale. Infatti, quando a ventitré anni si unì ad un gruppo di giansenisti particolarmente fervorosi, tra i quali vi era anche una delle sue due sorelle, comprese di non volersi esaurire nello studio delle cose esterne ma approfondire le sue conoscenze e la sua formazione spirituale. Possiamo definire questo periodo come la sua prima conversione.</p>
<p style="text-align: justify;">Presto anche le scienze morali si mostrarono, agli occhi del giovane Blaise, limitate poiché, essendo fondate sulla ragione, subiscono come tutte le scienze gli inconvenienti a essa legati. Durante questo tempo si radicò in Pascal la convinzione che la ragione umana è assolutamente insufficiente ai fini della salvezza eterna e della conoscenza di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1647, l’eccessivo studio lo gettò in uno stato di profondo deperimento fisico dal quale non si riprese mai pienamente. Tra i ventinove e i trent’anni frequentò la nobile società parigina e, pur non vivendo una vita dissipata, si diede maggiormente alla mondanità: in quest’ambiente conobbe il mondo dello scetticismo e l’epicureismo dei <em>libertini</em>. Pochi anni dopo, nella notte tra il 23 e il 24 novembre 1654, un’esperienza reale e vivissima della presenza di Dio lo sconvolse, rimanendo per due ore in uno stato d’intensissima commozione. Da quella notte Pascal si sentì confermato nel proposito di vivere solo per Dio, rinunciando a tutto ciò che fosse mondano: quella notte rappresentò la sua seconda conversione. Cominciò a vagheggiare una nuova Apologia della religione cristiana che confutasse il pensiero stoico e dei libertini. Gli appunti accumulati in vista di quest’opera costituisce il corpo delle <em>Pensées </em>che resta l’opera capitale di Pascal. Si ritirò per un certo periodo a Port-Royal, cenacolo dei giansenisti, e in loro difesa scrisse contro i casisti gesuiti le lettere <em>Provinciales</em>. L’opera, animata da una foga polemica eccessiva, fu posta all’Indice. Ma aldilà di quello che la sua biografia potrebbe dare a vedere, Blaise Pascal risulta per il suo pensiero molto meno giansenista e molto più cattolico, qualcuno lo ha definito un temperamento agostiniano, impegnato ad esaltare la precedenza di Dio in ogni atto dell’uomo e considerando l’uomo senza Grazia un essere in preda ad un inutile tormento.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà che Pascal colse chiaramente fu l’insufficienza e miseria dell’uomo che non può bastare a se stesso, ma ha bisogno di “qualcos’altro” o meglio “Qualcun altro”. La Rivelazione e la Grazia salvano l’uomo, non la ragione. Non era però un’irrazionalista: egli riteneva che al di sopra della ragione umana vi è una ragione più alta: la carità creatrice di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Pascal non fu un filosofo, fu un dotto assetato di infinito, che scoprì che nessuna scienza o dottrina può colmare questa sua sete ma solo la carità, la quale viene da Dio e che l’uomo può solo riflettere. Di lui non si può dire che fu un santo, infatti, la stessa convinzione di Dio-Carità non eliminò la sua ambizione intellettuale e il suo temperamento sdegnoso e critico. Eppure, le sue opere sono tra le più citate dagli autori spirituali e dai predicatori cristiani, perché? Forse perché Blaise Pascal rappresenta una delle anime più tormentate dal desiderio di elevarsi a una sfera più alta. In lui cogliamo lo strazio di chi ancora non si è pacificato con Dio, di chi è ancora alla sua ricerca, pur avendolo già trovato, ma si rende conto di non averlo trovato pienamente. Pascal morì nel 1662 dopo due mesi dal compimento del suo trentanovesimo compleanno, dopo una lunga e grave malattia.</p>

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		<title>* Giuseppe Pellegrino</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2021 10:27:30 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe Pellegrino o semplicemente Pino, autore di questo pensiero non è il noto regista italiano Pino Pellegrino, ideatore di diverse pellicole, alcune delle quali hanno riscosso un certo esito nelle sale italiane. Probabilmente questi due personaggi non hanno altro in comune che il nome e il cognome.  Infatti, Giuseppe Pellegrino, al quale appartiene la presente frase, è autore di una trentina di volumi, di un centinaio di opuscoli e di svariati articoli a carattere prevalentemente psicologico-pedagogico. Laureato in Filosofia teoretica all’Università Cattolica di Milano, è abilitato in Psicologia e Pedagogia ed ha insegnato Filosofia teoretica e Psicologia della religione all’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Provincia di Cuneo, con sede a Fossano. Il professore Pellegrino oltre ad essere un uomo di grande cultura è un convinto cattolico. Questi due elementi hanno fatto sì che molti dei suoi testi, sono stati pensati per smuovere le <em>troppe anime smunte e appannate che appesantiscono il pianeta</em>. Se Papa Francesco oggi mette in guardia i giovani che hanno fatto del divano il loro miglior amico, Giuseppe Pellegrino parlava già più di vent’anni fa di un <em>mortale</em> <em>triangolo nel quale molti racchiudono la propria vita: frigorifero-televisore-divano. </em>Probabilmente oggi a questa triade dovremmo inglobare il telefonino e i social e oltre che parlare di <em>menti smunte</em> dovremmo aggiungere <em>narcotizzate.</em> Ma infin dei conti è sempre questa realtà che il professor Pellegrino tenta di cambiare con le sue opere, spingendo alla riflessione, cercando di recuperare l’impagabile bellezza del <em>pensare e vibrare</em>.</p>

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		<title>San Giuseppe ci vede? Ci sente?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 13:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anno di San Giuseppe]]></category>
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			<p style="text-align: right;"><em>Fonte: www.aciprensa.com</em></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #00107f;"><strong>Ciò che gli Eletti conoscono della terra</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">Gli Eletti, incluso quelli che sono in cielo in corpo e anima, come Maria e -secondo il parere di alcuni santi anche Giuseppe-, non vedono più e non sanno più ciò che accade qui sotto, come al tempo in cui si trovavano sulla terra. Il loro attuale modo di esistere, la distanza che li separa da noi, l’assorbente visione di Dio, che rende la loro felicità essenziale: tutto si oppone a che esistano tra loro e noi le stesse relazioni di un tempo. Tuttavia, ci sono cose e persone della terra che conoscono. Diciamocelo sin d’ora: vedono tutto quello che riguarda il loro cuore, tutto ciò che concerne la loro vita, o la loro storia, o i loro parenti e gli amici che hanno lasciato, e altre cose ancora, delle quali parleremo più in avanti. Vedono soprattutto le nostre preghiere.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #00107f;"><strong>Come vedono questi oggetti diversi?</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">Non possono percepirli direttamente, però li conoscono guardandoli come in uno specchio che li riflette. Immaginiamo uno specchio, abbastanza grande e sufficientemente luminoso per rappresentare tutto ciò che è, tutto ciò che fu e tutto ciò che sarà: gli esseri animati e inanimati, gli esseri corporali e spirituali, le anime separate o no dai corpi, la sostanza di questi esseri, le loro azioni, le loro volontà, i loro affetti, i loro pensieri, i loro desideri, le loro sofferenze, le loro gioie, le loro necessità, i loro fallimenti, le loro virtù, le loro mancanze e soprattutto le loro preghiere; in una parola, tutti i loro diversi stati.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamo lo sguardo dei beati fissati su questo specchio, sguardo tanto acuto che nulla gli scappa. Ebbene, questo specchio è Dio. In Dio si riproduce tutto ciò che accade sulla terra. Ed è guardando Lui che i beati percepiscono anche le persone e le cose di qua giù, la cui storia si vuole conoscere.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #00107f;"><strong>Diversi gradi di visione</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">Esiste solamente una differenza. Gli occhi che guardano lo specchio non sono ugualmente potenti. Come non vedono Dio nella stessa maniera, percepiscono in Dio più cose terresti e con più esattezza. Una triplice regola stabilisce l’intensità di questa doppia visione. Primariamente, ognuno vede Dio e le creature in Dio secondo la misura della sua gloria, che corrisponde al grado della grazia sanificante nel suo ultimo istante. La seconda regola è questa: ognuno vede Dio e le creature in Dio tanto sia necessario perché tutti i suoi desideri siano saziati e perché siano completamente beati.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #00107f;"><strong>Conclusioni confortanti</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">Sono ben consolanti le conclusioni che provengono da questi principi relativamente al buon san Giuseppe. Con che intensità e con quanta estensione deve vedere Dio e le creature in Dio, questo uomo di cui solo la grazia santificante di Maria sorpassava la grazia! Quanto immensa deve essere la visione del più santo degli Eletti, di colui che fu degno di essere lo Sposo di Maria e il Padre di Gesù! Che moltitudine di creature deve abbracciare lo sguardo di questo Eletto, che custodì così fedelmente i due tesori più preziosi di Dio! Con quanta chiarezza deve percepire ognuno di noi, ascoltare le nostre preghiere e conoscere i più intimi segreti dei nostri cuori! In secondo luogo, avendogli dato il ruolo di Patrono della Chiesa, di Capo della Sacra Famiglia, della nostra culla, che vita umana potrebbe sfuggire alla sua vita? E parlo di vita umana nei suoi minimi dettagli, della vita delle anime e del corpo, delle anime del Purgatorio e di quelle militanti della terra. E soprattutto ascolta le nostre preghiere, delle quali certamente percepisce le più infime richieste. E poiché tutti i fedeli sono chiamati a entrare nella Chiesa, fatto che Lui desidera ardentemente, la sua visione deve estendersi a tutti gli uomini.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #00107f;"><strong>In fine</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">In quanto alla conseguenza del primo principio che abbiamo segnalato, possiamo affermare che la piena soddisfazione dei desideri di san Giuseppe esige che ci conosca tutti, che ci veda tutti, che ci ascolti tutti. Siamo chi siamo, non è un bene che lo desideri per ognuno di noi? Voglio dire: la nostra salvezza che aumenta la gloria accidentale del suo divin Figlio. E se uno solo di noi permanesse sconosciuto, la sua felicità non sarebbe incompleta? Quello che una madre deve chiedere al cielo per ognuno dei suoi figli, Lui stesso lo chiede per noi. Perché, non lo dubitiamo, ci ama più di quanto le nostre madri ci possono amare. E se lo preghiamo, se la nostra orazione è filiale e fervente, e se gli raccontiamo le nostre miserie, le virtù che ci mancano, la nostra perseveranza finale e la nostra salvezza quanto sarà grande la gioia di ascoltarci e di occuparsi di noi!</p>
<p style="text-align: justify;">E lo credano bene, non escludo i favori che ci ottiene, i beni temporali che sono utili per la nostra salvezza o non la danneggiano. Chiediamoli anche, confidando nella saggezza: sapendo ciò che ci conviene, lo solleciterà con tutto il suo potere.</p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #00107f;"><strong>INVOCAZIONE</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Gran e buon santo, eccomi fiducioso. Mi conosci, mi vedi, mi ascolti. Nulla di me ti sfugge e ricevi tutte le mie suppliche. Sei stato favorito di una gloria incomparabile, il tuo ruolo nella Chiesa di Dio è tanto esteso, hai per me tanto amore e desideri che mi salvi!</p>
<p style="text-align: justify;">Non sei vicino a Maria, la più santa delle creature? Non sei il patrono dei riscattati da Gesù? Non condividi nei nostri riguardi la sollecitudine di Maria, nostra madre, della quale sei lo Sposo? Non mancherebbe qualcosa alla tua felicità se uno solo tra noi sfuggisse al tuo sguardo? Poiché ho fiducia, prego e pregherò la tua bontà misericordiosa.</p>

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