– Quando l’inclusività diventa esclusiva –
Purtroppo, se oggi si parla di discriminazione raramente si fa riferimento ai cristiani, eppure ai danni di chi si dichiara tale vengono attualmente attuate politiche di persecuzione in molti paesi, basti dire che dal 2000 sono stati uccisi 160 mila cristiani, uno ogni 5 minuti, con la sola colpa di professare che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Secondo il rapporto “World Watch List 2024” di Open Doors, sono molti i Paesi nel mondo nei quali per i cristiani professare liberamente la propria fede comporta il rischio della vita: attualmente la Corea del Nord è considerato il Paese più pericoloso per i cristiani, e la Nigeria detiene il terribile record di maggior numero di omicidi di cristiani a causa della violenza jihadista; in Somalia, Libia, Eritrea e Yemen i cristiani rischiano la morte se scoperti; altri paesi con gravi violazioni della libertà religiosa includono Afghanistan, Arabia Saudita, Cina, India, Iran, Pakistan e Siria.
Ma, senza arrivare a conseguenze tanto nefaste e a luoghi che sono geograficamente così lontani dalla nostra Europa, discriminazioni e vessazioni stanno diventando il pane quotidiano anche per molti cristiani “della porta accanto”. Persone che fino a vent’anni fa non avevano mai avuto problemi nel dichiarare il proprio credo religioso e i propri ideali e valori, oggi sono spesso inibiti nel manifestarsi apertamente persino nella propria cerchia di amici e familiare. E quando ci si trova in queste situazioni sono due le tentazioni alle quali si va incontro: tirarsi indietro e nascondersi per non compromettersi, oppure avanzare a mo’ di carrarmato con l’intento di stendere tutti per mezzo delle proprie convinzioni. Entrambe le scelte però risultano poco fruttuose quando non dannose.
Da dove nasce il problema
È un fatto che il cristianesimo entra facilmente in collisione con quelli che vengono attualmente considerati diritti dalla società moderna e che invece, secondo l’insegnamento del Vangelo, sono da considerare peccati contro Dio e contro l’uomo.
Ma quando si dice ad un uomo: “Stai sbagliando” oppure “quello che stai facendo è peccato”, questi facilmente si mette sulla difensiva, perché l’essere umano da sempre fa fatica ad accettare che la propria condotta sia definita sbagliata e proprio per evitare di sentirsi sotto accusa, tenta di eliminare alla radice il problema. Questa ragione lo porta frequentemente a considerare Dio come malvagio o quanto meno come un nemico. Come spiegava padre Cantalamessa in una sua catechesi quaresimale ai membri della Curia romana: «Il peccato impuro non fa vedere il volto di Dio, o, se lo fa vedere, lo fa vedere tutto deformato. Fa di lui, non l’amico, l’alleato e il protettore, ma l’antagonista, il nemico.

Perché? Perché l’uomo carnale è pieno di concupiscenze, desidera la roba d’altri e la donna d’altri. In questa situazione Dio gli appare come colui che sbarra la strada con i suoi: “Tu devi!”, “Tu non devi!” Il peccato suscita nel cuore dell’uomo, un sordo rancore contro Dio, al punto che, se dipendesse da lui, vorrebbe che Dio non esistesse affatto». Sebbene il predicatore della Casa Pontificia si riferisse in particolare ai peccati contro la purezza, la stessa cosa vale per ogni altro tipo di peccato. È questa deformata visione di Dio che induce molti a vederlo come giudice, non come Padre. Il peccato annebbia la mente e il cuore dell’uomo tanto da far vedere bene ciò che è male e a non voler a nessun costo accettare quanti ci mostrano il contrario, considerando costoro come nemici da annientare, o per lo meno da deridere e allontanare.
Consigli per affrontare situazioni di esclusione e discriminazione
1. Essere coerenti.
Se sono cristiano e vengo discriminato sul posto di lavoro per esempio, o a scuola, la prima risposta necessaria e la più efficacia è la coerenza della mia reazione con ciò che professo. Spieghiamo questo punto con un esempio. Una giovane, che conosce da anni la nostra comunità, ci ha raccontato di stare vivendo l’esperienza dell’esclusione a causa della fede in Cristo Gesù e della fedeltà all’insegnamento della Chiesa: potremmo definirla una vera vittima della cristianofobia. Questa giovane ragazza di 16 anni si è trovata completamente isolata nella sua stessa classe, dai suoi stessi compagni, per avere espresso il suo disaccordo sul tema dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Un parere tra gli altri, sebbene diverso, eppure non accolto e contrastato, nonché punito con l’isolamento della studentessa. La sua reazione però non è stata quella di fare guerra, di odiare, di mostrare rancore verso i compagni, ma ha continuato ad essere vicina a tutti, ad aiutare se le era chiesto perché per fede sa di essere chiamata ad amare chi la perseguita e a perdonare. Il risultato è che attualmente la ragazza è stata inclusa di nuovo, oggi è apprezzata per la sua coerenza e anche se i suoi compagni conoscono bene le sue posizioni lontane dalle loro, le portano rispetto e l’ascoltano.

2. Non cercare di convincere nessuno.
Troppe volte quando parliamo con gli altri, specialmente con chi non crede o con chi pur credendo vive situazioni di irregolarità, vogliamo a tutti i costi convincerli della bontà delle nostre convinzioni e ci comportiamo né più né meno come venditori ambulanti che vogliono pubblicizzare la propria mercanzia. L’ansia di catechizzazione in ogni momento si dimostra controproducente, perché indisponiamo le persone che erano ben disposte e irritiamo maggiormente chi non concorda con le nostre posizioni.
3. Raccontare la propria esperienza.
Piuttosto che fare la morale, parla in maniera semplice della tua esperienza di Gesù Cristo, fermati su di te, su quanto di bene c’ è nella tua vita grazie a Lui e come il tuo aderire agli insegnamenti della Chiesa non abbia tarpato le ali alla tua esistenza ma ti stia servendo per imparare a volare sulla giusta rotta.

4. Ascoltare e rispondere senza aggressività.
Si comprende che è difficile ascoltare quando le cose che vengono dette ci offendono e toccano quanto c’è di più importante per la nostra vita, ossia la fede, ma anche se fa male sentire certe affermazioni, ci aiuta a comprendere il punto di vista altrui che è essenziale per poter rispondere in modo efficace. Importante però è mantenere la calma, ricordarci che dinanzi non abbiamo un nemico, anche se si comporta come tale. Ha molta più efficacia l’atteggiamento di chi risponde sempre con calma e rispetto anche a chi invece si dimostra irrispettoso, di chi perde la pazienza e alza la voce.

5. Non mettere muri ma essere inclusivi anche quando siamo esclusi.
Dimostrare di essere aperti, senza preconcetti, fare alla maniera di Gesù per intenderci, serve a dimostrare di non giudicare nessuno, anche perché, frequentemente, l’attuale ostilità verso i cristiani trova origine in un equivoco che condannare un determinato peccato voglia dire condannare il peccatore. Papa Francesco, con i suoi interventi, ha chiarito molte volte che condannare un comportamento peccaminoso non coincide in alcun modo con il condannare il peccatore, che deve essere sempre atteso e accolto dalla comunità. D’altra parte, come diceva lo stesso Gesù: “Chi, dunque, è senza peccato scagli la prima pietra”. Accogli chi si avvicina, non guardarlo come chi ha la puzza sotto il naso soltanto perché non è tra quelli che frequentano la Chiesa, o perché convive, o perché gli piacciono le persone dello stesso sesso, forse la tua apertura e la tua amicizia sarà la prima grande catechesi che quella persona abbia mai ricevuto.






