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	<title>admin &#8211; Monache Minime di Paola &#8211; Mora D&#039;Ebre</title>
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		<title>Cammino nel Triduo Pasquale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:59:23 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">I giorni del Triduo Pasquale ci vengono incontro! Parliamo di giorni, eppure, non sarebbe sbagliato pensare al Triduo come un’unica grande celebrazione, la celebrazione dell’Amore redentore di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni ci viene data la misura dell’amore: amare senza misura! Gesù ce lo dimostra con la sua vita e con la sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo nel cuore dell’Anno liturgico, il culmine! <strong>Il Triduo Pasquale è il centro gravitazionale della fede cristiana: tutto l’anno liturgico converge qui e da qui riparte</strong>. Attraverso di esso si arriva e allo stesso modo si ricomincia. È un punto di arrivo, perché la storia della salvezza trova compimento nel dono totale di Cristo all’umanità; ed è un punto di ripartenza, perché da questo dono nasce una vita nuova che ogni anno siamo chiamati ad accogliere per essere rinnovati nello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio ci ha salvati una volta per sempre, ma noi siamo invitati a dire il nostro “sì” sempre di nuovo, per lasciarci trasformare un poco alla volta, fino a diventare uomini pienamente consapevoli del dono ricevuto</strong>. San Paolo scriveva: <em>fino a che arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, all’uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo</em> (Ef 4,13). Si comprende che non è un cammino che si compie in un giorno, ma di Pasqua in Pasqua noi cresciamo in questa conoscenza del Figlio di Dio e camminiamo verso la maturità della fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il Triduo ci rendiamo conto che Cristo ci traccia un cammino esigente ma percorribile con la sua grazia. Egli ci ha dato la chiave per giungere <em>alla misura della statura della sua pienezza</em>. Basta accompagnarlo in questi giorni e lasciarsi istruire dai gesti e dalle parole che ci ha consegnato.</p>

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			<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giovedì Santo è il giorno in cui Cristo ci insegna a donarci agli altri, attraverso il servizio, un servizio animato dall’amore</strong>. Cristo si lega ai fianchi uno straccio e da Signore si fa schiavo, lavando i piedi dei suoi. Non è facile capire questo gesto, sebbene visto dal di fuori abbia tutta una carica emozionale che ci commuove ma non ci sconvolge, perché <strong>questa visione possa scuoterci dovremmo metterci noi al posto di Cristo</strong>: nelle nostre case, a scuola, nei nostri uffici, tra i nostri amici e tra i nostri “Giuda”. Piegarci e servire, senza aspettarsi nulla in contraccambio, solo e soltanto perché il Maestro ci ha insegnato che così si fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi Papi alla lavanda dei piedi hanno aggiunto un segno di una grande densità spirituale: hanno baciato i piedi dei dodici.<strong> In quel baciare i piedi potremmo vedere un insegnamento che la Chiesa ci offre: amare anche “lo sporco” che c’è nei nostri fratelli, amare quella parte così difficile d’accogliere. Baciare quel difetto, baciarli nell’errore, nel tradimento, nella loro verità.</strong> Non ha fatto questo Gesù? Lui non baciò chi lo difese, né chi gli restò accanto, non baciò chi lo aveva sempre capito, baciò dei codardi, dei traditori, dei rinnegatori, e in loro baciò la nostra fragilità umana. <strong>Il Giovedì Santo ci insegna a baciare l’Umanità nella sua debolezza più profonda e a servirla donandosi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dono supremo dell’Eucaristia ci insegna che Dio ha voluto rimanere con questa Umanità stanca e fragile ed essere per lei cibo che dà forza, che sostiene. <strong>Dio che si fa cibo ci mostra il destino di ogni cristiano: farsi pane spezzato per l’altro.</strong></p>

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			<p style="text-align: justify;">Nel Venerdì Santo la nostra concezione di Dio viene stravolta<strong>.</strong> E ci sorprendiamo, ascoltando quelle parole: “Se tu sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce” (Mt 27,40), a risentire l’eco delle nostre voci in tante occasioni della vita: “Se Dio esiste perché ha permesso questo?” “Se sei misericordioso allora perché mi è accaduta una cosa simile?”. Che scoperta: <strong>sotto quella Croce c’ero anch’io e ci sono ogni volta che pongo a Dio queste domande o gli muovo l’accusa di essere assente dinanzi al mio dolore mentre Lui quel dolore mi vuole insegnare ad accoglierlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Venerdì Santo non si celebra la Santa Messa, non c’è consacrazione. È un paradosso solo apparente: il Giovedì Santo celebriamo il dono dell’Eucaristia, che rimane per sempre; il giorno dopo, però, la Chiesa non trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. I fedeli possono comunicarsi, ma con le specie consacrate il giorno precedente. <strong>Sembra che il dono ci venga sottratto, ma la Chiesa ci ricorda che in questo giorno il Corpo di Cristo è consegnato, non ancora risorto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Venerdì Santo è il giorno in cui Cristo, dalla Cattedra della Croce, ci imparte il più grande insegnamento: solo l’amore vince la morte e la luce non può essere spenta dalle tenebre. <strong>La morte non ha più l’ultima parola, anzi, le sue labbra sono state sigillate dall’Ultima ed Eterna Parola, Gesù</strong>. È il giorno in cui Cristo ci mostra cosa sia davvero l’amore, quanto sia costoso e allo stesso tempo quanto sia fecondo. “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Solo quando la vita si dona, la si ritrova moltiplicata: il dono, se consumato, genera altra vita. Questa è la logica cristiana, incomprensibile agli uomini, folle oggi come ieri, ma vera: l’amore, solo se speso, porta frutto.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Cosa accade invece durante il Sabato Santo? Sembra che la vita della Chiesa si fermi: nessuna celebrazione, nessuna Santa Messa. Il silenzio cominciato con il Venerdì Santo si estende e ci immette <strong>nel Sabato Santo in cui ogni parola muore perché la Parola è morta.</strong> Morta ma non per sempre e questo ci apre all’attesa. Il Sabato Santo è il giorno in cui la Chiesa non parla, perché è Dio stesso che tace.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Vergine santissima, l’Addolorata, è un’icona fortissima di questa attesa silenziosa, lei non vede, ma attende con fede, perché ha custodito nel cuore la Parola come la custodì nel suo grembo verginale. </strong>E insieme a lei il popolo dei fedeli attende, perché il Re dorme! <strong>La Chiesa “siede accanto al sepolcro”, come una sposa che veglia.</strong> E ci offre un grande insegnamento: <strong>nel tempo del dolore imparare ad attendere, a non lasciarsi travolgere, perché siamo fratelli e sorelle di un Dio che non muore ma risorge, che entra nel dolore, lo affronta e lo vince.</strong> Anche le nostre morti quotidiane non hanno mai l’ultima parola nella nostra esperienza, se fosse così non potremmo dirci cristiani. <strong>Nel silenzio del sabato, Cristo scende negli inferi per cercare Adamo, per raggiungere ogni uomo nel luogo più lontano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E proprio da questo silenzio nasce la luce della Veglia delle veglie: la Veglia Pasquale! Durante questa meravigliosa celebrazione ove ogni simbolo della liturgia è portatore di un significato fortissimo: il contrasto tra il buio e la luce, il fuoco, il cero, le candele, l’acqua e il silenzio che attende il subentrare del canto che celebra. E poi <strong>la proclamazione della Parola di Dio ci fa percorrere la grande storia della Salvezza, che ha il suo apice nel misterioso evento della Resurrezione, di cui solo la notte fu testimone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questa notte, attraverso il preconio pasquale noi riconosciamo <em>felice colpa quella che ci ha meritato un così grande Redentore.</em> <strong>Gesù Cristo ha vinto la più grande paura dell’uomo, quella che entrò nel mondo per <em>invidia del diavolo </em>(Sap 2,24): la morte</strong>. Quale morte? Non solo quella fisica ma anche quella spirituale: il peccato. Gesù ha sconfitto il peccato e la morte, Egli ci ha riaperto le porte del Cielo, ci ha rimesso in comunione con Dio e non solo: ci ha fatto figli del Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto è grande ciò che celebriamo, non esistono parole, c’è sempre il rischio di cadere nella banalità. Vive pienamente questa veglia chi ha sperimentato la morte del peccato e ha conosciuto la risurrezione attraverso il perdono di Dio; chi è consapevole che è stato amato oltre ogni misura. <strong>Quando si fa esperienza di un Dio morto per amore, tutto cambia e questa notte ha un significato indicibile, perché Gesù ha affrontato ciò che più temo e nel modo più doloroso che esiste, solo per amore mio!</strong> Lo scriveva S. Paolo: “…vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”(Gal 2,20). <strong>E per me ha vinto la morte, per me si è destato dal sonno della morte, per darmi una vita nuova: la sua</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell’acqua con cui veniamo aspersi simboleggia la vita nuova, la vita di Dio in noi. La luce simboleggia la vittoria della vita sulle tenebre. Nelle domeniche di quaresima ne avevamo avuto un assaggio: dinanzi al pozzo di Giacobbe, insieme alla Samaritana abbiamo scoperto che Cristo è <em>l’Acqua che zampilla in eterno </em>(cf. Gv 4,14) e con il cieco nato abbiamo compreso che Cristo è la Luce del mondo (Gv 9,5), è Lui che dalle tenebre ci fa entrare nella Luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal Giovedì Santo, la Chiesa ci consegna al silenzio, ma un silenzio gravido di vita. <strong>Entriamo nella Veglia come si entra nell’alba: con il cuore che attende e gli occhi che cercano la luce che non tramonta, anzi, il Sole che nasce dall’Alto (Lc 1,78): Cristo Signore.</strong></p>

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		<title>Cristianofobia. I veri discriminati di questi tempi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:13:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8211; Quando l’inclusività diventa esclusiva &#8211; Purtroppo, se oggi si parla di discriminazione raramente si fa riferimento ai cristiani, eppure ai danni di chi si dichiara tale vengono attualmente attuate politiche di persecuzione in molti paesi, basti dire che dal 2000 sono stati uccisi 160 mila cristiani, uno ogni 5 minuti, con la sola colpa &#8230; <a href="https://www.minimepaola.it/cristianofobia-i-veri-discriminati-di-questi-tempi/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Cristianofobia. I veri discriminati di questi tempi</span></a>]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-text-color has-link-color wp-elements-2a2efd32212408caf73f8c70e0e7055e" style="color:#a96b3f">&#8211; Quando l’inclusività diventa esclusiva &#8211;</h2>



<p>Purtroppo, se oggi si parla di discriminazione raramente si fa riferimento ai cristiani, eppure ai danni di chi si dichiara tale vengono attualmente attuate politiche di persecuzione in molti paesi, basti dire che <strong>dal 2000 sono stati uccisi 160 mila cristiani, uno ogni 5 minuti, con la sola colpa di professare che Gesù Cristo è il Figlio di Dio</strong>. Secondo il rapporto &#8220;World Watch List 2024&#8221; di Open Doors, sono molti i Paesi nel mondo nei quali per i cristiani professare liberamente la propria fede comporta il rischio della vita: attualmente la Corea del Nord è considerato il Paese più pericoloso per i cristiani, e la Nigeria detiene il terribile record di maggior numero di omicidi di cristiani a causa della violenza jihadista; in Somalia, Libia, Eritrea e Yemen i cristiani rischiano la morte se scoperti; altri paesi con gravi violazioni della libertà religiosa includono Afghanistan, Arabia Saudita, Cina, India, Iran, Pakistan e Siria. &nbsp;</p>



<p>Ma, senza arrivare a conseguenze tanto nefaste e a luoghi che sono geograficamente così lontani dalla nostra Europa, discriminazioni e vessazioni stanno diventando il pane quotidiano anche per molti cristiani “della porta accanto”. Persone che fino a vent’anni fa non avevano mai avuto problemi nel dichiarare il proprio credo religioso e i propri ideali e valori, oggi sono spesso inibiti nel manifestarsi apertamente persino nella propria cerchia di amici e familiare. E <strong>quando ci si trova in queste situazioni sono due le tentazioni alle quali si va incontro: tirarsi indietro e nascondersi per non compromettersi, oppure avanzare a mo’ di carrarmato con l’intento di stendere tutti per mezzo delle proprie convinzioni</strong>. Entrambe le scelte però risultano poco fruttuose quando non dannose.</p>



<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-fbc6abeab34b3a14f732fcf893656d07" style="color:#a96b3f;font-size:28px;font-style:normal;font-weight:700"><strong>Da dove nasce il problema</strong></p>



<p>È un fatto che il cristianesimo entra facilmente in collisione con quelli che vengono attualmente considerati diritti dalla società moderna e che invece, secondo l&#8217;insegnamento del Vangelo, sono da considerare peccati contro Dio e contro l&#8217;uomo.</p>



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<p>Ma quando si dice ad un uomo: “Stai sbagliando” oppure “quello che stai facendo è peccato”, questi facilmente si mette sulla difensiva, perché <strong>l’essere umano da sempre fa fatica ad accettare che la propria condotta sia definita sbagliata </strong>e proprio per evitare di sentirsi sotto accusa, tenta di eliminare alla radice il problema<strong>. Questa ragione lo porta frequentemente a considerare Dio come malvagio o quanto meno come un nemico.</strong> Come spiegava padre Cantalamessa in una sua catechesi quaresimale ai membri della Curia romana: «<strong>Il peccato impuro non fa vedere il volto di Dio, o, se lo fa vedere, lo fa vedere tutto deformato. Fa di lui, non l’amico, l’alleato e il protettore, ma l’antagonista, il nemico</strong>. </p>



<p></p>
</div>



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<p>Perché? Perché l’uomo carnale è pieno di concupiscenze, desidera la roba d’altri e la donna d’altri. In questa situazione Dio gli appare come colui che sbarra la strada con i suoi: “Tu devi!”, “Tu non devi!” <strong>Il peccato suscita nel cuore dell’uomo, un sordo rancore contro Dio, al punto che, se dipendesse da lui, vorrebbe che Dio non esistesse affatto</strong>». Sebbene il predicatore della Casa Pontificia si riferisse in particolare ai peccati contro la purezza, la stessa cosa vale per ogni altro tipo di peccato<strong>. &nbsp;È questa deformata visione di Dio che induce molti a vederlo come giudice, non come Padre.</strong> <strong>Il peccato annebbia la mente e il cuore dell&#8217;uomo </strong>tanto da far vedere bene ciò che è male e a non voler a nessun costo accettare quanti ci mostrano il contrario, considerando costoro come nemici da annientare, o per lo meno da deridere e allontanare.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-958a1394c9c8e0f9d9b9e3b87b5c25b0" style="color:#a96b3f;font-size:28px;font-style:normal;font-weight:700"><strong>Consigli per affrontare situazioni di esclusione e discriminazione</strong></h2>



<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-0a4f9f2711c10507525977c6c58f7e82" style="color:#a96b3f">1. <strong>Essere coerenti. </strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-739b854d812f6d2dfbcc72dc72670239">Se sono cristiano e vengo discriminato sul posto di lavoro per esempio, o a scuola, <strong>la prima risposta necessaria e la più efficacia è la coerenza della mia reazione con ciò che professo</strong>. Spieghiamo questo punto con un esempio. <strong>Una giovane, che conosce da anni la nostra comunità, ci ha raccontato di stare vivendo l&#8217;esperienza dell&#8217;esclusione a causa della fede in Cristo Gesù e della fedeltà all&#8217;insegnamento della Chiesa</strong>: potremmo definirla una vera vittima della cristianofobia. Questa giovane ragazza di 16 anni si è trovata completamente isolata nella sua stessa classe, dai suoi stessi compagni, per avere espresso il suo disaccordo sul tema dell&#8217;adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Un parere tra gli altri, sebbene diverso, eppure non accolto e contrastato, nonché punito con l’isolamento della studentessa. La sua reazione però non è stata quella di fare guerra, di odiare, di mostrare rancore verso i compagni, ma ha continuato ad essere vicina a tutti, ad aiutare se le era chiesto perché per fede sa di essere chiamata ad amare chi la perseguita e a perdonare. Il risultato è che attualmente la ragazza è stata inclusa di nuovo, oggi è apprezzata per la sua coerenza e anche se i suoi compagni conoscono bene le sue posizioni lontane dalle loro, le portano rispetto e l’ascoltano.</p>



<ol class="wp-block-list"></ol>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="443" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-3.jpg" alt="" class="wp-image-55824" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-3.jpg 640w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-3-300x208.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-3-600x415.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Si è trovata isolata dai suoi stessi compagni, per avere espresso il suo disaccordo </em></figcaption></figure></div>


<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-bef05a97ee62623245be7a8d657056e5" style="color:#a96b3f">2. <strong>Non cercare di convincere nessuno.</strong> </p>



<p>Troppe volte quando parliamo con gli altri, specialmente con chi non crede o con chi pur credendo vive situazioni di irregolarità, <strong>vogliamo a tutti i costi convincerli della bontà delle nostre convinzioni e ci comportiamo né più né meno come venditori ambulanti che vogliono pubblicizzare la propria mercanzia</strong>. L’ansia di catechizzazione in ogni momento si dimostra controproducente, perché indisponiamo le persone che erano ben disposte e irritiamo maggiormente chi non concorda con le nostre posizioni.</p>



<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-1551775138833cd2d4eb1e4668a527fa" style="color:#a96b3f">3. <strong>Raccontare la propria esperienza. </strong>&nbsp;</p>



<p>Piuttosto che fare la morale, parla in maniera semplice della tua esperienza di Gesù Cristo, fermati su di te, su quanto di bene c’ è nella tua vita grazie a Lui e come il tuo aderire agli insegnamenti della Chiesa non abbia tarpato le ali alla tua esistenza ma ti stia servendo per imparare a volare sulla giusta rotta.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-4 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="432" height="290" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia.jpg" alt="" class="wp-image-55827" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia.jpg 432w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 432px) 100vw, 432px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Parla della tua esperienza di Gesù Cristo, di quanto di bene c’ è nella tua vita grazie a Lui</em></figcaption></figure></div></div>
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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-5 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-ad752e74b5d7966a3526135fc4d5b328" style="color:#a96b3f">4. <strong>Ascoltare e rispondere senza aggressività. </strong>&nbsp;</p>



<p>Si comprende che è difficile ascoltare quando le cose che vengono dette ci offendono e toccano quanto c’è di più importante per la nostra vita, ossia la fede, ma <strong>anche se fa male sentire certe affermazioni, ci aiuta a comprendere il punto di vista altrui che è essenziale per poter rispondere in modo efficace</strong>. Importante però è mantenere la calma, ricordarci che dinanzi non abbiamo un nemico, anche se si comporta come tale. Ha molta più efficacia l’atteggiamento di chi risponde sempre con calma e rispetto anche a chi invece si dimostra irrispettoso, di chi perde la pazienza e alza la voce.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1100" height="619" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-1100x619.jpg" alt="" class="wp-image-55830" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-1100x619.jpg 1100w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-300x169.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-768x432.jpg 768w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-2048x1152.jpg 2048w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2026/02/Cristianofobia-1-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Forse la tua apertura sarà la prima grande catechesi che quella persona abbia mai ricevuto</em></figcaption></figure></div>


<p class="has-text-color has-link-color wp-elements-0b122a24d9d16e09fcb26f257c4b2d63" style="color:#a96b3f">5. <strong>Non mettere muri ma essere inclusivi anche quando siamo esclusi.</strong> </p>



<p>Dimostrare di essere aperti, senza preconcetti, fare alla maniera di Gesù per intenderci, serve a dimostrare di non giudicare nessuno, anche perché, frequentemente, l’attuale ostilità verso i cristiani trova origine in un equivoco che condannare un determinato peccato voglia dire condannare il peccatore. Papa Francesco, con i suoi interventi, ha chiarito molte volte che <strong>condannare un comportamento peccaminoso non coincide in alcun modo con il condannare il peccatore, che deve essere sempre atteso e accolto dalla comunità. D’altra parte, come diceva lo stesso Gesù: “Chi, dunque, è senza peccato scagli la prima pietra”. </strong>&nbsp;Accogli chi si avvicina, non guardarlo come chi ha la puzza sotto il naso soltanto perché non è tra quelli che frequentano la Chiesa, o perché convive, o perché gli piacciono le persone dello stesso sesso, forse la tua apertura e la tua amicizia sarà la prima grande catechesi che quella persona abbia mai ricevuto.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>* Antonio De Curtis (Totò)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 18:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trafiletti]]></category>
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			<p style="text-align: center;"><strong>N O T E   B I O G R A F I C H E</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo abituati a chiamarlo con il semplice e breve nome di Totò, ma il vero nome del Principe della risata è Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. Nasce il 15 febbraio 1898 a Napoli (rione Sanità), figlio di Anna Clemente e Giuseppe De Curtis. La relazione tra Anna e Giuseppe iniziò quando Anna era giovanissima, infatti, a soli diciassette anni diede alla luce Antonio ma Giuseppe, di famiglia nobile, volendo evitare scandali non riconobbe la paternità del bambino: solo negli anni ’20 regolarizzò la sua situazione e sposò Anna riconoscendo il piccolo come suo. Donna molto religiosa, Anna, desiderava che suo figlio diventasse sacerdote, diceva spesso: <em>&#8220;Meglio &#8216;nu figlio prevete ca &#8216;nu figlio artista&#8221; </em>ma Antonio fin da piccolo mostrò una spiccata vocazione artistica e deluse le aspettative della madre che comunque fu proprio colei che gli diede il nome d’arte Totò.  Intorno al 1913, ancora giovanissimo, cominciò a esibirsi nei teatrini napoletani, interpretando macchiette e parodie sotto lo pseudonimo di <em>Clerment</em>. Durante la Prima Guerra Mondiale, fu arruolato nel Regio Esercito. Dopo il congedo, si dedicò al varietà, genere teatrale che gli permetteva di esprimere al meglio la sua comicità fisica e verbale. Fu scritturato da Eduardo D’Acierno e ottenne i primi successi con la macchietta <em>Il bel Ciccillo</em>. Il vero trampolino di lancio fu però il Teatro Ambra Jovinelli, dove il titolare Giuseppe Jovinelli credette nel suo talento. Totò si esibì con tre macchiette: <em>Il bel Ciccillo</em>, <em>Vipera</em> e <em>Il Paraguay</em>, conquistando il pubblico e firmando il suo primo contratto importante. Questi esordi, segnati da sacrifici e piccoli trionfi, furono fondamentali per costruire la “maschera” comica che lo avrebbe reso immortale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tentò di entrare nel mondo del cinema negli anni &#8217;30, ma i vari progetti sfumarono. Proprio nell’anno 1930 un tragico evento colpì sentimentalmente Totò. Aveva vissuto in quel periodo una relazione tormentata con Liliana Castagnola, cantante e soubrette, che ossessionata dalla gelosia e colpita da una brutta depressione si suicidò ingerendo un tubetto di sonniferi. Questo fatto colpì l’attore così profondamente da voler chiamare sua figlia Liliana che nacque nel 1933 dall’unione con Diana Bandini Rogliani, che Totò aveva incontrato in tournée e sposò nel 1935. Anche questa storia però non ebbe un lieto fine, a causa della gelosia di lui. Totò ebbe un’altra donna che incontrò nel 1952, Franca Baldini, e che rimase accanto a lui sino alla morte. Ebbero un figlio, Massenzio, ma morì poche ore dopo la nascita. Nonostante la sua vita sentimentale disordinata Totò dichiarò sempre la propria fede in Cristo e la sua appartenenza alla Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il debutto sul grande schermo avvenne nel 1937 con il film <em>Fermo con le mani</em>, diretto da Gero Zambuto. Dopo il debutto del ‘37, recita in <em>Animali pazzi</em> (1939), <em>San Giovanni decollato</em> (1940) e <em>L’allegro fantasma</em> (1941). Il vero successo arriva con <em>Guardie e ladri</em> (1951) e <em>Totò a colori</em> (1952), il primo film italiano girato interamente a colori</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della sua carriera ha recitato in oltre 90 film, collaborando con registi come Mario Monicelli, Steno, Camillo Mastrocinque e Pier Paolo Pasolini che lo dirige in <em>Uccellacci e uccellini</em> (1966), mostrando il suo lato più poetico e drammatico</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al cinema, Totò fu anche poeta e paroliere: sua è la celebre canzone <em>Malafemmena</em> e la poesia <em>’A livella</em>, che riflette il suo lato malinconico e filosofico.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi ultimi anni furono difficili a causa dei gravi problemi di salute e della sopravvenuta cecità, anche il dolore del matrimonio di sua figlia avvenuto senza il suo consenso lo ferì profondamente, d’altra parte era sempre stato un padre protettivo, tanto che non volle che frequentasse la scuola pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu colpito da un infarto dopo una lunga agonia e morì il 15 aprile 1967 alle 3:35 del mattino nella sua casa di Roma.  Le sue ultime parole alla figlia Liliana furono: “Ricordatevi che sono cattolico apostolico romano”.</p>

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		<title>Ti presento Filomena</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 14:05:21 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;"><strong>La nostra Comunità è lieta di annunciarvi l&#8217;uscita del libro «Ti presento Filomena. La Minima confidente del Cuore di Gesù», la prima biografia sulla venerabile Filomena Ferrer scritta da una monaca Minima, avvincente storia di un’autentica discepola al femminile di san Francesco di Paola, scelta dal Cuore di Gesù per essere sua apostola e confidente, orgoglio e vanto dell&#8217;Ordine dei Minimi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’autrice, suor Maria Francesca De Matteis, si è abbondantemente documentata e ha redatto queste pagine con il proposito di far uscire dal nascondimento questa magnifica figura di contemplativa Minima, permettendole di sprigionare tutta la sua luce, poiché, infatti, &#8220;non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa&#8221; (Mt 5,15). Lo stile agile e confidenziale del testo immerge in una storia che stupisce, commuove e speriamo smuova i cuori dei lettori, per orientarli ad un amore sempre più autentico al Cuore di Cristo. Il libro, edito dalla prestigiosa casa editrice cattolica Cantagalli, può essere richiesto al nostro monastero (<span style="color: #0000ff;"><em>filomena.ferrer@minimepaola.it</em></span>) o acquistato online e nelle migliori librerie. </strong></p>

		</div>
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		<title>Il Rosario nell&#8217;anno della speranza &#8211; 1 &#8211;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 10:09:12 +0000</pubDate>
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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="275" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="Misteri gaudiosi" title="" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi.jpg 1200w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi-300x69.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi-1100x252.jpg 1100w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi-768x176.jpg 768w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2025/08/Striscia-interna-m.gaudiosi-600x138.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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			<p><span style="color: #c50900;"><strong>Primo Mistero: L&#8217;Annunciazione </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Il Signore è con te». La fede nel compimento delle promesse divine prima dell’Annunciazione, e la certezza della fedeltà di Dio dopo di essa, hanno reso la speranza di Maria forte contro ogni speranza. Soltanto l’unione con Dio può mantenere accesa la speranza nel cuore dell’uomo, perché in realtà è la certezza della Sua presenza la sola speranza di salvezza per il genere umano.</p>
<p><span style="color: #c50900;"><strong>Secondo Mistero: La Visita di Maria a Santa Elisabetta</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Andò in fretta verso la montagna». Una vita piena di slancio nel farsi prossimo di chi è nel bisogno, per rendergli -con il proprio amore- ragione della speranza che porta in sé… Nella prima opera che Maria compie subito dopo l’Annunciazione si può ammirare un frutto della vera speranza, quella cristiana: un agire informato dalla carità, che sublima ogni azione ordinandola al regno dei cieli.</p>
<p><span style="color: #c50900;"><strong>Terzo  Mistero: La Nascita di Gesù</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Lo deposero in una mangiatoia». Dal momento in cui l’Angelo si allontanò da Maria, il suo fu un cammino in salita, tanto difficile da far dubitare chiunque sulla veridicità di quelle parole «sarà grande…». Eppure, lei trovò nella speranza la forza per perseverare nella volontà di Dio, perché non l’aveva fondata sulla ricerca di sicurezze umane, ma sulla certezza della grazia di Dio che accompagna nella prova coloro che accolgono docilmente la Sua volontà.</p>
<p><span style="color: #c50900;"><strong>Quarto Mistero: La Presentazione di Gesù al Tempio</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Che il tuo servo vada in pace…». È la virtù ciò che rinnova continuamente la giovinezza dell’uomo. Anziano per l’età, il vecchio Simeone rivela con le sue parole la forza e la pienezza della vita di chi è grande nello spirito. In quel tempo della vita che la società considera senza prospettive e priva di speranza, Simeone mostra come proprio in quel momento la speranza deve prendere vigore, perché si avvicina il tempo in cui essa -con la fede e la carità- si perfeziona e si consolida, restando viva per sempre. C’è vera vita…. finché c’è speranza!</p>
<p><span style="color: #c50900;"><strong>Quinto Mistero: Il ritrovamento di Gesù nel Tempio</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Lo trovarono nel Tempio». Non c’è creatura che non sperimenti nel proprio cammino la lontananza di Dio, e quindi la paura e lo smarrimento. Come Maria e Giuseppe, ognuno deve afferrarsi proprio in quel momento alle promesse di Dio e, sostenuto dalla vera speranza, tornare sempre di nuovo “al Tempio del Signore”. La vera speranza si manifesta proprio nella prova, non si abbatte in essa, e quando Dio sembra nascondersi, è colei che fa rimanere saldi nella ricerca del Suo volto.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Dalla Quaresima alla Pasqua</title>
		<link>https://www.minimepaola.it/dalla-quaresima-alla-pasqua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 13:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Un cammino di Speranza Al termine di questa Quaresima e di questo intenso triduo pasquale, alla luce dell’anno giubilare dedicato alla speranza, abbiamo l’occasione di guardare al tempo appena vissuto e di conseguenza a quello della Pasqua a cui esso ci ha preparato, sotto questa prospettiva, che non sempre si evidenzia e che invece per &#8230; <a href="https://www.minimepaola.it/dalla-quaresima-alla-pasqua/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Dalla Quaresima alla Pasqua</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-text-color has-link-color has-x-large-font-size wp-elements-b90e79344b36b66fcedf5b7c49d9a0fe" style="color:#14577d">Un cammino di Speranza</h2>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Al termine di questa Quaresima e di questo intenso triduo pasquale, alla luce dell’anno giubilare dedicato alla speranza, abbiamo l’occasione di guardare al tempo appena vissuto e di conseguenza a quello della Pasqua a cui esso ci ha preparato, sotto questa prospettiva, che non sempre si evidenzia e che invece per noi Minime e il nostro carisma di vita quaresimale è essenziale.</p>



<p><strong>È difficile togliere alla Quaresima quel <em>vestito nero luttuoso</em> che facilmente le facciamo <em>indossare</em></strong>, perché il tempo che precede la Pasqua è sentito come un tempo di mortificazione, di penitenza, di rinuncia e visto sotto questa prospettiva sembrerebbe non suscitare nessun sentimento di speranza. Ma<strong> se dicessimo che la Quaresima è tempo di vivificazione, di conversione e di liberazione, forse riusciremmo a intravedere i bei colori che essa <em>indossa</em></strong>.</p>



<p>È vero, questi quaranta giorni che ci hanno preparato alla Pasqua, se li abbiamo vissuti seriamente, ci hanno messo in cammino verso la mortificazione, ma questa mortificazione ha avuto su di noi l’effetto di una vivificazione, come appena detto.</p>



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<p>La mortificazione dei nostri sensi, dei nostri appetiti, che richiede un combattimento, uno sforzo, ha come risultato la morte del nostro uomo vecchio e la nascita di quello nuovo. In effetti, <strong>la Quaresima ci incoraggia a far morire quelle dinamiche che ci rallentano, quando addirittura non ci immobilizzano schiavizzandoci. Essa ci aiuta a sperare che morendo a queste dinamiche, a queste schiavitù saremo davvero liberi, in noi potrà vivere Cristo</strong>: Non sono più io che vivo ma è Cisto che vive in me (Cfr. Gal 2,20). E perché questo avvenga io devo morire e Cristo vivere. A questo sono servite <strong>la nostra penitenza e la nostra &nbsp;rinuncia, esse ci hanno spinto a spogliarci di quelle zavorre che non ci permettono di camminare più speditamente verso la nostra personalissima Pasqua</strong>.</p>
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<p>Vogliamo interpretare il passo dell’Esodo al capitolo tre, che racconta la teofania di Dio a Mosè, in questi termini: quando, dal roveto ardente, Jaweh comandò a Mosè di togliersi i sandali perché il suolo che calpestava era suolo sacro, era come se gli dicesse: <strong>se vuoi entrare in contatto con il sacro, se vuoi entrare nella mia intimità devi spogliarti di te stesso, delle tue vedute, delle tue chiusure (il termine sandalo deriva dal termine chiudere) per essere liberato da me</strong>. </p>



<p>Mosè effettivamente per liberare il suo popolo deve essere lui stesso libero, anche dalle sue delusioni passate, dalle sue paure, per aprirsi alla speranza, la speranza che Dio farà quanto ha detto. <strong>Questo deve avvenire per noi durante ogni cammino Quaresimale, esso ci deve aiutare a lasciarci trasformare e liberare da Dio: togliere i nostri <em>sandali</em>.</strong> <strong>Le pratiche del digiuno, dell’astinenza, dell’elemosina, servono a spogliarci delle nostre sicurezze, delle nostre comodità per permettere a Dio di rivestirci di sé</strong>. </p>
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<p>O per dirla in altro modo, esse servono a svuotarci di ciò che non serve, di ciò che ci appesantisce e far spazio a Dio, creare il posto nella nostra vita così piena di quel che non serve affinché Dio trovi posto e vi dimori. Solo se abbiamo vissuto la Quaresima in questo modo ci siamo preparati a questa Pasqua veramente, altrimenti abbiamo perso un’occasione, ma non vuol dire che non ne avremo altre. <strong>L’importante è comprendere che la Quaresima è un vero cammino di speranza, verso la Vera Speranza: la Vita Eterna, la Resurrezione</strong>.</p>
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<p>Purtroppo, e in questo anno giubilare si sta mettendo in risalto, noi confondiamo la Speranza, virtù teologale, con le tante piccole speranze che non hanno nulla a che fare con la prima. La Speranza essendo una virtù teologale ha come origine e fine Dio stesso, allo stesso modo della Carità e della Fede. Essa ci è concessa con il Battesimo, infusa da Dio nella nostra anima ed è la sicura attesa della Beatitudine Eterna, della Visione di Dio. <strong>Le nostre piccole speranze hanno mille origini e mille obiettivi diversi, ma sono deludenti, sono illusorie, nel realizzarle ci attendiamo una gioia che poi si manifesta sempre troppo effimera, superficiale ad esse non segue mai una resurrezione</strong>. Persino le speranze più belle, come quelle di una madre in attesa di un figlio, generano alla fine una sorta di illusione e delusione, perché neanche le relazioni più profonde, come quelle di madre e figlio possono donare alla persona una gioia piena ed eterna. </p>



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<p><strong>Le nostre speranze guardano a realtà temporanee, la Speranza cristiana guarda ad una realtà eterna, una realtà di pienezza, di vera e inesauribile felicità</strong>. Per questo, il tempo di Quaresima, inteso come cammino verso la Pasqua, è un cammino di speranza, essa ci fa preparare e procedere verso quella Pasqua eterna, nella quale risorgeremo con Cristo in Dio.</p>



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<p><strong>La Speranza non delude e di conseguenza neanche il tempo di Quaresima lo fa se vissuta veramente con intensità, con impegno, con un sincero desiderio di cambiamento.</strong> E qualora questa Quaresima sia passata così, come l’acqua tra le dita, lo ripetiamo, non abbattiamoci, anche in questo tempo di Pasqua possiamo camminare verso la conversione, anche in questo tempo possiamo chiedere a Dio la grazia per metterci in carreggiata nella nostra vita interiore. Se ci guardiamo in fondo, sappiamo su cosa dobbiamo lavorare, sappiamo che non si tratta del fioretto di non mangiare cioccolata, o di non guardare quel programma televisivo che tanto ci piace, perché tutte queste azioni, questi piccoli o grandi sacrifici se sono fine a se stessi e non hanno alla base il vero desiderio di cambiare, di convertirsi, di seguire Cristo non genereranno una liberazione, anzi, adesso che la Quaresima è terminata possiamo rischiare di riattaccarci a tutte quelle cose a cui abbiamo rinunciato per i quaranta giorni precedenti alla Pasqua ed esserne sempre più inghiottiti e assorbiti. <strong>No, dobbiamo individuare ciò che ci danneggia, ciò che ci allontana dalla vera Speranza ma ci aggancia alle vane speranze e fare guerra a questi meccanismi deleteri che ci distruggono per vivere da risorti</strong>. Incamminiamoci dunque, in questo tempo di Pasqua con animo lieto ma forte, aggrappati alla Parola di Dio, ai Sacramenti e facendo delle proposte tipiche del periodo quaresimale: digiuno/astinenza, preghiera e opere di carità, le nostre armi per il combattimento della Buona Battaglia di ogni giorno e non semplicemente della Quaresima.</p>



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<p><strong>Ci sarà un Passaggio al termine di questa vita (Pasqua vuol dire passaggio) lo possiamo affrontare da uomini e donne saldi nella Speranza che hanno lavorato per staccarsi dalle cose effimere di questo mondo, si sono mortificati e si sono preparati a risorgere, oppure da disperati, come chi ha riposto tutte le sue aspettative in questo mondo e ha terrore di lasciarlo</strong> non comprendendo <em>a quale speranza siamo stati chiamati, quella della nostra vocazione </em>(Cfr. Ef 4,4) che è essere uniti al Padre in Cristo Gesù per l’Eternità. Santa Pasqua di Resurrezione!</p>



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<p></p>



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		<title>I fioretti della vita religiosa &#8211; 9</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 15:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fioretti suor Filomena]]></category>
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			<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno della professione di due consorelle, il 10 febbraio 1866, la Correttrice invitò suor Filomena a rivolgere alla Comunità una parola di edificazione. Non prima di essersi scusata con vera umiltà per la sua incapacità, con spirito di obbedienza, fece il suo discorso integralmente incentrato sulla Passione di Gesù: un mistero da lei non semplicemente meditato tante volte, ma compenetrato con tutto il suo essere. Nel parlarne fu così coinvolgente da provocare la commozione generale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #913a03;"><strong>Un’altra volta invece, toccandole leggere la meditazione ma mancando il libro, che in quel momento pareva irreperibile, per non far attendere le consorelle, con molta disinvoltura, prendendo il manuale delle visite al Santissimo, simulò di leggere alcune pagine. Svolse una meditazione, neanche a dirlo, sulla Passione di Nostro Signore ed era tanto fluido il suo parlare, tanto esatto e devoto che nessuna poté accorgersi che non stava leggendo: nessuna, meno la consorella che le era accanto, la quale non poté non notare che non vi era nulla su quel libro di ciò che suor Filomena stava fingendo di leggere&#8230;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E mentre quella sbigottita guardava ammirata la Ferrer, le consorelle si sentivano mosse a gran devozione e amore al Signore. Non sappiamo se, in un secondo momento, qualcuna le abbia chiesto di poter avere il libro da lei letto. Se questo fosse accaduto, come le avrà spiegato che quel libro era il suo cuore?!</strong></p>

		</div>
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		<title>* Paolo Borsellino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 13:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trafiletti]]></category>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Resta indimenticabile la figura del magistrato Paolo Borsellino ricordato per la sua lotta contro la mafia che costò la vita a lui e alla sua scorta il 19 luglio 1992.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato  il 19 gennaio 1940 a Palermo, nel quartiere della Kalsa, Borsellino crebbe in una famiglia di farmacisti. Frequentò il liceo classico &#8220;Giovanni Meli” e proprio durante questi anni, strinse una forte amicizia con Giovanni Falcone, che sarebbe diventato un altro simbolo della lotta alla mafia, un altro grande uomo che pagò con la vita il suo desiderio di giustizia e legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Studiosissimo e determinato, il giovane Paolo dopo il liceo, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Palermo, dove si laureò con il massimo dei voti nel 1962. La sua passione per la giustizia e il desiderio di combattere l&#8217;illegalità lo hanno portato a intraprendere la carriera di magistrato già nel 1963. Nel 1968 Borsellino sposò Agnese Piraino Leto anche lei nativa di Palermo. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Lucia, Manfredi e Fiammetta. La primogenita nata nel 1969, ha fatto carriera nel settore sanitario e politico, diventando assessore regionale alla Sanità in Sicilia. Manfredi, nato nel 1971, è entrato nelle forze dell&#8217;ordine diventando commissario di polizia a Mondello. Invece, Fiammetta, l’ultima dei tre figli, nata nel 1973, ha studiato legge e ha lavorato come funzionario dei servizi educativi al Comune di Palermo. Quello tra Agnese e Paolo fu un grande amore, lei lo incoraggiò e sostenne in tutte le sue battaglie. Agnese è morta dopo una lunga malattia nel 2013 e come era suo desiderio, espressamente dichiarato ai figli, chiuse gli occhi tenendo in mano la foto del marito Paolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non molti sanno che Paolo Borsellino era un uomo di profonda fede cristiana, anche se non ostentata. Era un cattolico praticante e la sua fede influenzava fortemente il suo approccio alla giustizia e al rispetto per gli altri. Partecipava regolarmente alla santa messa, devotissimo dell’Eucaristia, e la sua fede lo guidava nel trattare ogni persona con dignità e rispetto, indipendentemente dal loro background. Inoltre, credeva fermamente che dietro ogni imputato ci fosse un essere umano che meritava rispetto, e questo principio cristiano rafforzava la sua integrità morale e il suo senso di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Borsellino lavorò in diverse città siciliane prima di tornare a Palermo, ove, insieme a Falcone e altri colleghi, fece parte del &#8220;pool antimafia&#8221;, un gruppo di magistrati che ha condotto indagini fondamentali contro Cosa Nostra, culminate nel maxiprocesso di Palermo il più grande processo penale mai celebrato contro la mafia, che iniziò il 10 febbraio 1986 e si concluse il 30 gennaio 1992.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 19 luglio 1992, Borsellino è stato assassinato in un attentato mafioso in via D&#8217;Amelio a Palermo, insieme a cinque agenti della sua scorta. Al momento della sua morte, Borsellino stava indagando su diversi fronti cruciali. Uno dei più importanti era il dossier &#8220;mafia-appalti&#8221;, che riguardava le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Questo dossier era particolarmente sensibile perché coinvolgeva potenti interessi economici e politici. Inoltre, Borsellino, come abbiamo detto, era profondamente coinvolto nelle indagini seguite al maxiprocesso di Palermo. La sua determinazione e il suo impegno nella lotta alla mafia lo avevano reso un bersaglio pericoloso per l&#8217;organizzazione criminale, che temeva le sue indagini e la sua capacità di smantellare le loro operazioni. Il suo assassinio, avvenuto pochi mesi dopo quello di Falcone, ha segnato profondamente l&#8217;Italia e ha rafforzato l&#8217;impegno del Paese nella lotta contro la mafia.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Don Giacomo Alberione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 14:10:24 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: center;"><strong>NOTE  BIOGRAFICHE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>*  *  *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giacomo nacque a San Lorenzo di Fossano, provincia di Cuneo il 4 aprile 1884 in una famiglia modesta e molto cristiana. La sua vocazione fu molto precoce, già in prima elementare alla maestra che gli domandava cosa desiderasse fare da grande, il piccolo Giacomo rispose che avrebbe fatto il prete. Difatti, a soli dodici anni, il 25 ottobre 1896, lasciò i suoi per entrare nel seminario di Bra ove vi rimase per quattro anni. Nella primavera del 1900 tornò in famiglia ove trascorse sei mesi tra preghiera e lavoro nei campi per poi ripartire alle volte del seminario di Alba. Nella notte tra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901, il giovanissimo Giacomo, durante l’adorazione eucaristica ebbe l’intuizione di un cammino del quale doveva essere iniziatore, un cammino nuovo, voluto da Dio non solo per lui ma per altri che lo avrebbero seguito. Il sedicenne Alberione intuì che si doveva dare al Vangelo la possibilità di arrivare sempre a più persone, di oltrepassare le mura della Parrocchia, giungere in un modo o nell’altro alle orecchie di tutti, anche a quelle più sorde e che per fare questo bisognava fornire alla Chiesa, nuovi mezzi, approfittare delle nuove forme di comunicazione. Come disse il Papa San Paolo VI: «Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi messi per dare vigore ed ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità della missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni». Anticipando il pensiero del Concilio Vaticano II, il giovane Giacomo aveva già intuito che gli strumenti di comunicazione sociale possono essere per la Chiesa un ottimo aiuto al servizio dell’apostolato, poiché il Vangelo è una buona notizia, ma una notizia va annunciata perché sia conosciuta.<br />
Ma, quell’intuizione dinanzi al Santissimo doveva restare tale per molto tempo prima di poter diventare una realtà: c’era un largo percorso da portare avanti, di studi, di discernimento, di preghiera, di lavorio nella vita spirituale, bisognava dare tempo al tempo e lasciar maturare quell’illuminazione folgorante con semplicità e fiducia in Dio.<br />
Nel 1907 il 29 giugno vi fu la sua ordinazione sacerdotale e il 9 aprile dell’anno successivo il traguardo della laurea in teologia. Trascorse i primi anni di sacerdozio dedicandosi ai suoi fedeli, non mettendo mai da parte, però, quella folgorante intuizione avuta in una notte di Capodanno e il 20 agosto 1914, sempre ad Alba aprì la Scuola Tipografica Piccolo Operaio, che costituì il germe della futura Congregazione la cui intuizione aveva coltivato nel tempo con perseveranza. Don Giacomo, silenzioso, attento ai segni dei tempi, raccolto nei suoi pensieri che pone innanzi al Signore nella preghiera prima di trasformarli in opera, finalmente, il 5 ottobre 1921 vide la costituzione della Pia Società San Paolo, che il 12 marzo 1927 divenne società religiosa di diritto diocesano. Il giorno successivo a questo evento così importante don Giacomo emise la sua professione religiosa prendendo il nome di Giuseppe. Tra il 1915 e il 1960, l’instancabile sacerdote fondò quattro congregazioni femminili e diversi istituti secolari. Nel 1936 si trasferì a Roma ove vi morì il 26 novembre 1971, confortato da una visita di Papa Paolo VI. È stato Papa Francesco il 27 novembre a proclamarlo Beato.</p>

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		<title>Maestro per giungere alla vera pace</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 11:19:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La pace è mercanzia che va comprata a caro prezzo San Francesco è uno dei maestri più luminosi, nell’insegnare all’uomo come poter ricevere uno di quei doni che più di tutti necessita e desidera avere: la vera pace. Con la sua vita ha testimoniato quanto siano veraci le parole di Cristo, che affermò ai suoi &#8230; <a href="https://www.minimepaola.it/maestro-per-giungere-alla-vera-pace/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Maestro per giungere alla vera pace</span></a>]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-text-color has-link-color wp-elements-bd7bc2fda5b45a76aa4271472695a00f" style="color:#6d922d;font-size:30px;text-transform:none">La pace è mercanzia che va comprata a caro prezzo</h2>



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<p>San Francesco è uno dei maestri più luminosi, nell’insegnare all’uomo come poter ricevere uno di quei doni che più di tutti necessita e desidera avere: la vera pace.</p>



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<p>Con la sua vita ha testimoniato quanto siano veraci le parole di Cristo, che affermò ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 27), mostrando anche che, paradossalmente, la pace è al tempo stesso dono di Dio e mercanzia che va comprata a caro prezzo. Infatti, dalla sua testimonianza di vita, si constata come la pace vera non sia naturale, ma proveniente dalla fede in Cristo, che fa vivere l’uomo nell’ordine della grazia. «Cristo è la pace dell’uomo» (cfr. Ef 2,14), ma per raggiungere tale pace è necessario una fede operante, che coinvolga tutta la persona e guidi ogni sua scelta.</p>



<p>Il nostro Santo, procurando sin dalla giovinezza di conoscere la volontà di Dio manifestata attraverso i suoi comandamenti e gli insegnamenti della Chiesa, si rese docile all’ascolto dello Spirito Santo, che trovò in lui un animo docile ad ogni Sua ispirazione. </p>
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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="427" height="640" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-maestro-di-pace.jpg" alt="" class="wp-image-54131" style="width:398px;height:auto" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-maestro-di-pace.jpg 427w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-maestro-di-pace-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px" /></figure>
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<p style="font-size:18px">Ponendosi dinanzi a Dio come creatura, in atteggiamento di umile e filiale sottomissione, giunse a vivere pienamente in quella dignità che eleva l’uomo al di sopra di ogni altra creatura uscita come lui dalle mani del Creatore. Così facendo, fu capace di vivere in un continuo abbandono al volere di Dio, che cercava di comprendere in ogni avvenimento della propria vita, soprattutto in quelli avversi od opposti ai suoi progetti. Attraverso tale abbandono, sperimentò l’amore provvidente di Dio, nel quale trovò la forza di superare sé stesso per abbandonarsi in Lui, stabilendosi così nella vera pace, che viveva e trasmetteva. &nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Ma quando la guerra e non la pace circonda l’uomo, scoppiando a tal punto da minacciare anche la sua stessa vita, può persistere ancora questa pace nel suo cuore?</p>



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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="497" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Puo-fiorire-anche-in-circostanze-avverse-1.jpg" alt="" class="wp-image-54140" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Puo-fiorire-anche-in-circostanze-avverse-1.jpg 640w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Puo-fiorire-anche-in-circostanze-avverse-1-300x233.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Puo-fiorire-anche-in-circostanze-avverse-1-600x466.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>


<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p style="font-size:18px">A differenza di altri Santi, il Signore non ha chiesto a San Francesco di vivere direttamente il dramma della guerra, ma anche lui l’ha conosciuta da vicino. Da fonti sicure, si sa che in determinati periodi storici, nei quali la guerra minacciava le terre di Calabria, San Francesco collaborò per la salvezza dei fratelli lottando con le armi della fede, intensificando la propria preghiera per implorare da Dio il dono della pace e unendo alle sue suppliche forti penitenze.</p>



<p style="font-size:18px">A quanti si recavano da lui al fine di raccomandarsi alle sue preghiere per essere preservati dal flagello della guerra che colpiva le regioni vicine, San Francesco esortava ad avere fede in Dio e ad accettare anche le situazioni avverse, con la fiducia che tutto resta sempre sotto il suo controllo, invitandoli a collaborare personalmente per il conseguimento della pace attraverso la preghiera e la conversione del cuore, nell’impegno ad essere nel proprio ambiente operatori di pace, allontanando ciò che nella propria vita fosse contrario alla volontà di Dio.</p>



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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="274" src="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Tramonto-di-pace.jpg" alt="" class="wp-image-54137" srcset="https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Tramonto-di-pace.jpg 640w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Tramonto-di-pace-300x128.jpg 300w, https://www.minimepaola.it/wp-content/uploads/2024/10/Tramonto-di-pace-600x257.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>


<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p style="font-size:18px">A coloro che venivano chiamati a difendere la patria, incoraggiava paternamente a non sottrarsi al proprio dovere, impartendo loro la benedizione e donando candele benedette da portare con sé, esortandoli, al di sopra di tutto, a partire con la coscienza pulita dal sacramento della confessione, per essere pronti ad andare incontro al Signore qualora la morte li avrebbe raggiunti, ricordando loro che la vera pace si trova nella comunione con Lui. Commoventi sono le testimonianze di coloro che, recatisi al convento per raccomandargli i propri cari partiti per la guerra, sono stati messi al corrente proprio da lui della loro morte già avvenuta -conosciuta per rivelazione di Dio-, venendo non solo consolati, ma incoraggiati a confortarsi nel considerare il premio raggiunto dai loro cari per aver valorosamente offerto la vita per difendere i fratelli, morendo con fede ed in grazia di Dio.</p>



<p style="font-size:18px">Già da queste poche testimonianze, si può constatare come fu per molti suoi contemporanei -e resta tutt’ora per i suoi devoti-, testimone credibile della forza invincibile che viene dalla fede in Dio, capace di mantenere l’uomo nella vera pace, quella che non proviene né viene condizionata da quanto possa avvenire intorno a lui, essendo quella vera, cioè «la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza» (Fil 4,7). &nbsp;</p>
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