Rispondendo a una particolare Vocazione

In parole molto sintetiche possiamo dire che la nostra vocazione “minima” ci chiama a contemplare nella preghiera ed a imitare nella vita l’annientamento del Verbo, la sua Kénosi, il suo spogliarsi di tutto, il suo abbassarsi e umiliarsi facendosi obbediente fino alla morte e morte di croce, come ce lo presenta l’Apostolo nella Epistola ai Filippessi. San Francesco di Paola è stato profondamente colpito di una tale umiliazione del Figlio di Dio, e profondamente innamorato di questo Amore che non ha esitato umiliare se stesso per la nostra salvezza. Affascinato, quindi, da questo mistero ha voluto chiamarsi “minimo” e “minimo dei minimi”, e la sua famiglia spirituale “Ordine dei Minimi”, prolungare nel tempo, nella propria persona, la Kénosi del Verbo, e mantenere sempre viva nella Chiesa la testimonianza di questo ineffabile mistero.

La nostra spiritualità consiste nell’incarnare nella nostra vita questa esperienza personale di Gesù con tutto ciò che esige e comporta. Richiede necessariamente lo spogliarsi di tutte le cose, la rinuncia a se stesso e alla propria volontà, l’amore della povertà e della semplicità evangelica, cercare sempre il sacrificio de se stesso, fare uno stile di vita povero, e semplice, essere felici di essere disprezzato perché ignoranti, poveri, di nessun conto, ecc. Il tutto si concretizza nella nostra vita attorno a due carismi fondamentali: il carisma della vita contemplativa claustrale e il carisma della vita quaresimale.